Al Mariani di Ravenna arriva il film “Il mio nome è Nevenka” di Icíar Bollaín

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la pellicola “Il mio nome è Nevenka”, opera recente della regista Icíar Bollaín, approda in una serata evento a Ravenna. L'appuntamento, fissato per giovedì 20 novembre alle ore 21 presso il Cinema Mariani, situato in via Ponte Marino, si inserisce nel cartellone della rassegna “Finalmente è Giovedì”, promossa da Cinemaincentro e dal Circolo Sogni con il sostegno del Comune e dell'associazione Linea Rosa. Un'iniziativa che, pur non essendo isolata nel panorama delle proposte culturali cittadine, assume un rilievo particolare per il tema trattato e per la potenza narrativa che lo caratterizza, portando sullo schermo una vicenda di grande impatto civile.

La storia di Nevenka Fernández

Il film ripercorre la vicenda vera di Nevenka Fernández, la donna spagnola che, all'inizio degli anni Duemila, ebbe il coraggio di denunciare pubblicamente per molestie sessuali un uomo politico, all'epoca sindaco della sua città, Ponferrada. “Parlare ti salva la vita, per me è stato così”, ha dichiarato la Fernández in diverse occasioni, spiegando con garbo e determinazione come la scelta di rompere il silenzio sia stata per lei una questione di sopravvivenza. “Ho capito che o denunciavo o morivo”, ha aggiunto, sottolineando come il silenzio, che spesso grava sulle vittime, non le protegge mai ma, al contrario, le schiaccia. Oggi, a 51 anni, riesce a comunicare con chiara lucidità l'essenza di quella battaglia, il cui costo personale è stato però altissimo, segnando un'esistenza intera.

L'evento e il suo significato

La proiezione ravennate non costituisce un caso isolato, poiché il film è stato selezionato per aprire rassegne in diverse città, come è accaduto per “Un posto nel mondo” del Cineclub Filmstudio 90, a testimonianza del valore paradigmatico della storia narrata. Ciò che rende speciale alcune di queste serate è la presenza, in sala, della stessa Nevenka Fernández, invitata come ospite d'eccezione per condividere direttamente la sua esperienza con il pubblico. La sua testimonianza, che alterna dolcezza e forza, momenti di commozione a una fermezza incrollabile, offre un ritratto vivido di una donna che, da giovane consigliera comunale di ventisei anni, si è trovata a dover affrontare un'autentica tempesta mediatica e giudiziaria, un vero e proprio incubo i cui strascichi permangono.

Il film e la sua ricezione

L'opera della Bollaín, una coproduzione tra Spagna e Italia, si concentra sugli eventi che sconvolsero la vita della Fernández e, per estensione, l'opinione pubblica di un'intera nazione, senza indugiare in dettagli espliciti ma scavando nelle conseguenze psicologiche e sociali della denuncia. Il film, evitando di trasformarsi in un semplice caso di cronaca nera, si eleva a riflessione più ampia sui meccanismi di potere e sulle difficoltà incontrate da chi decide di opporvisi, diventando un tassello importante nel dibattito, sempre attuale, sulla violenza di genere. La sua programmazione in date simboliche, come quella vicina al 25 novembre, serve a rinnovare l'attenzione su un fenomeno che richiede una costante presa di coscienza collettiva, al di là delle celebrazioni istituzionali.

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