Il giallo di Viterbo: si indaga su una possibile sfida online dopo la morte del tredicenne
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Redazione Interno
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Nella notte della Befana, mentre la città dormiva, un silenzio improvviso si è rotto nel buio di una strada periferica di Viterbo. È lì che la madre di Artem, un ragazzo di tredici anni, ha scoperto il Corpo senza vita del figlio, dopo essersi affacciata alla finestra della sua stanza trovandola spalancata. Un attimo, quello della scoperta, che ha trasformato un'inquietudine familiare in una tragedia irreparabile e che ora costringe gli investigatori a porsi domande scomode, a setacciare ogni frammento di una vita digitale che potrebbe celare la chiave dell'accaduto.
L'inchiesta per istigazione al suicidio
Sul tavolo del magistrato non c'è solo il fatto in sé, drammatico e concluso, ma il percorso che vi ha condotto. La procura di Viterbo, infatti, ha formalmente aperto un fascicolo per il reato di istigazione al suicidio, un'ipotesi che apre uno squarcio su dinamiche spesso sommerse e che sposta l'attenzione dalle cause endogene a possibili sollecitazioni esterne. L'autopsia, disposta senza indugio, ha il compito di chiarire i dettagli ultimi della caduta, ma è l'esame dei dispositivi elettronici del ragazzo – il cellulare e il tablet sequestrati dagli agenti – a rappresentare il cuore pulsante delle indagini. Si cercano tracce, conversazioni, ingressi in piattaforme o gruppi che possano aver seminato un'idea letale, magari ammantata da un perverso gioco di coraggio.
L'anomalia che complica la dinamica
A rendere il quadro ancor più intricato, complicando la ricostruzione dei pochi, decisivi minuti, emerge un dato fisico che non torna. Gli investigatori, come spesso accade, devono fare i conti con la cruda oggettività delle misurazioni: la distanza tra il punto d'impatto del e la finestra da cui il ragazzo si sarebbe lanciato, infatti, appare agli specialisti incongruente con una caduta volontaria. Un particolare tecnico, questo, che introduce un ulteriore livello di complessità e che obbliga a vagliare con estrema cautela ogni possibile scenario, senza lasciare nulla di intentato. È proprio questo elemento, tra gli altri, a suggerire la necessità di ascoltare, nei prossimi giorni e possibilmente con le tutele dell'audizione protetta, anche i compagni di classe, i quali potrebbero possedere frammenti di verità non ancora emersi.
La vita digitale sotto la lente
Il focus delle indagini, pertanto, si stringe inevitabilmente sull'ultimo periodo di vita del tredicenne, scandito da gesti quotidiani e connessioni virtuali. Gli investigatori sono chiamati a un lavoro meticoloso di archeologia digitale, con l'obiettivo di ricostruire non solo le ultime ore – trascorse, secondo alcune ricostruzioni, al tablet – ma l'intero contesto delle sue relazioni online. Si passa al setaccio, come ha dichiarato la procura, ogni aspetto della sua "vita digitale", nella consapevolezza che proprio lì, tra notifiche e messaggi, possa celarsi il movente di un gesto che ha sconvolto una famiglia e interrogato un'intera città, lasciando dietro di sé un vuoto carico di domande ancora senza risposta.




