Fuochi illegali, un business che scotta: dalle piazze alle mafie il filo nero dello smercio clandestino
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Le fiamme che colorano il cielo nelle notti di festa, quelle che dovrebbero esprimere gioia collettiva, nascondono a volte un retroterra d'ombra, un circuito economico che alimenta ben altro che la meraviglia. È questo il cuore del monito lanciato dal coordinamento provinciale di Libera Benevento, che, nel ringraziare il Comando della Guardia di Finanza per i recenti sequestri definendoli "determinanti per la sicurezza e la legalità", pone l'accento su un binomio spesso trascurato. L'associazione, infatti, ricostruisce una geografia preoccupante, indicando nel mercato illecito dei prodotti pirotecnici uno dei flussi di cassa più consistenti per la criminalità organizzata, con la camorra in primo piano nello sfruttamento di questa rendita clandestina.
L'operazione nel Milanese: cantine e box trasformati in arsenali
A confermare, al di là delle analisi, la concretezza del pericolo, arriva un episodio di cronaca giudiziaria che fotografa la dimensione industriale del fenomeno. La Squadra mobile di Como, nel corso di un'indagine, ha scoperto e sequestrato una quantità impressionante di materiale, pari a una tonnellata e trecento chilogrammi di fuochi d'artificio, nascosti all'interno di tre depositi nella cintura milanese. Il tutto, stando a quanto accertato dalle forze dell'ordine, era sotto il controllo di un 31enne, originario di Pavia e residente a Cologno Monzese, il quale è stato quindi denunciato per commercio abusivo di materiale esplodente e per l'incauta detenzione e conservazione di quei prodotti, alcuni dei quali artigianali e altri marcati CE.
Il circuito criminale oltre il bottino sequestrato
Quello che emerge dalle dichiarazioni di Libera e dai fatti di Como non è semplicemente un caso di commercio abusivo fine a sé stesso, ma l'evidenza di una filiera strutturata. I numeri, del resto, parlano da soli: tredici quintali intercettati in un'altra operazione nel Milanese, oltre alla tonnellata e mezza nei comuni di Brugherio e Vimodrone, delineano uno stock da bazar bellico, ben lontano dall'uso amatoriale o festivo. Si tratta, piuttosto, di una logistica commerciale in piena regola, seppur illegale, che presuppone approvvigionamenti, stoccaggio e una rete distributiva, elementi tutti che, per loro natura, richiamano modelli tipici delle organizzazioni dedite al traffico illecito.
Sicurezza e legalità: un obiettivo da perseguire con consapevolezza
Il richiamo di Libera Benevento va dunque oltre la semplice denuncia, toccando il tema della responsabilità individuale e collettiva. L'acquisto di botti e fuochi da canali non autorizzati, spesso motivato da un risparmio immediato o dalla ricerca di effetti più potenti, diventa in questa prospettiva un atto di cui è necessario comprendere le ricadute. Quel gesto, in apparenza banale, finisce per alimentare un sistema economico parallelo che erode le basi stesse della convivenza civile, deviando ingenti risorse verso gruppi criminali. La tutela della sicurezza pubblica, minacciata dall'uso incauto di esplosivi spesso privi dei più elementari controlli, si intreccia così indissolubilmente con la difesa della legalità, passando attraverso scelte di consumo consapevoli che rifiutino di alimentare quella che viene definita, non a caso, una vera e propria piaga.




