L'Italia ritorna alla sua tradizione diplomatica nel conflitto di Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Italia ritorna sui binari della sua tradizione diplomatica, da cui stava deragliando. Oggi, anche il nostro Paese è tra coloro che vogliono fermare lo sciagurato proposito di Netanyahu dell’offensiva a Rafah, una catastrofe nella catastrofe. E questo è avvenuto grazie all’impegno del Pd.

La situazione a Rafah

Rafah non sa che fare. "Cosa faremo, dove andremo se Israele attaccherà anche Rafah? Francamente non lo so, ci sentiamo in trappola". Queste le parole di Fares Abu Fares, direttore a Gaza dell’ong Heal Palestine, che si trova a Rafah per portare aiuto alla sua gente nel pieno della crisi umanitaria scatenata dall’offensiva militare israeliana. "Ogni giorno – dice – un centinaio di nostri volontari preparano e distribuiscono almeno 10mila pasti, ma non sfamiamo solo la gente".

La comunità internazionale e l'operazione a Rafah

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ripetuto anche nell’ultimo incontro con l’omologo olandese Mark Rutte: "La guerra è destinata a continuare fino alla vittoria totale su Hamas". Ma il raggiungimento di questo obiettivo, al momento, passa necessariamente per un’operazione a Rafah. Questo scenario preoccupa l’intera comunità internazionale, terrorizzata dall’idea che un attacco alla città meridionale della Striscia di Gaza faccia sprofondare il negoziato tra Hamas e Israele e che soprattutto provochi un disastro umanitario al confine con l’Egitto.

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