Un volo da Chicago per New York deviato a Pittsburgh dopo una “minaccia” a bordo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Quando un volo di linea che sta sorvolando territori densamente popolati riceve una segnalazione di pericolo, la procedura standard – come insegna la lunga scia di protocolli post-11 settembre – impone una reazione immediata, calibrata e, per sua stessa natura, cautelativa. Ed è esattamente quanto accaduto a un velivolo della United Airlines, partito da Chicago e diretto allo scalo newyorkese di LaGuardia, dopo che le autorità federali hanno rilevato una “minaccia” a bordo. L’aereo, la cui rotta avrebbe dovuto portarlo senza intoppi verso la metropoli, è stato invece dirottato sulla pista più vicina disponibile, quella dell’aeroporto internazionale di Pittsburgh, dove è atterrato senza ulteriori conseguenze per l’incolumità delle persone.

L’intervento dell’Fbi e l’evacuazione dei passeggeri

A dare la notizia per primo è stato l’account X dell’Fbi di Pittsburgh, il cui post è stato successivamente rilanciato da Kash Patel, l’attuale direttore del Federal Bureau. In quel messaggio, poi ripreso da diverse agenzie, si legge che il velivolo è stato deviato e che “tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio sono stati evacuati in sicurezza”. Nessuna corsa precipitosa lungo gli scivoli d’emergenza, a quanto risulta, ma una discesa ordinata e controllata, con gli agenti federali già posizionati sul piazzale per avviare i primi accertamenti. L’Fbi, in una nota successiva, ha precisato che le verifiche sulla natura della minaccia sono ancora in corso, senza però fornire al momento dettagli specifici sul tipo di allarme ricevuto.

L’ipotesi del pericolo bomba e il mancato allarme terrorismo

Tra le poche informazioni filtrate, e mai ufficialmente confermate dalla polizia federale, circola l’ipotesi di un “pericolo bomba”. Una circostanza che, se avvalorata dagli accertamenti tecnici (compreso l’impiego di unità cinofile e scanner portatili), spiegherebbe la decisione drastica di modificare la rotta in volo. Va notato, tuttavia, che gli stessi funzionari dell’Fbi hanno evitato di classificare l’accaduto come “allarme terrorismo”, limitandosi a parlare di una “minaccia segnalata”. Le operazioni di sbarco, terminate senza feriti né danni visibili alla struttura dell’aeromobile, hanno coinvolto decine di passeggeri poi trasferiti in un’area protetta del terminal per essere sottoposti a colloqui preliminari.

Le indagini in corso e il coordinamento con le autorità locali

Sul posto, oltre agli agenti specializzati dell’Fbi, sono presenti anche gli artificieri e il personale della polizia locale, tutti coordinati in un’unità di crisi temporanea istituita all’interno dello scalo di Pittsburgh. L’operazione congiunta – che include la verifica dei bagagli da stiva e dei registri di imbarco – procede senza intoppi, sebbene gli investigatori non abbiano ancora escluso alcuna pista. Quello che appare certo, al momento, è l’assenza di vittime o di danni fisici tra i passeggeri, tutti fatti scendere “in sicurezza”, come ribadito più volte dal comunicato federale. L’aeroplano, sottoposto a perquisizione manuale e strumentale, rimane parcheggiato in un’area isolata dello scalo.

Un protocollo collaudato e l’assenza di conferme sull’allarme iniziale

Nel frattempo, alcune indiscrezioni raccolte dalle agenzie americane parlano di un allarme rientrato già nelle prime fasi dell’ispezione a terra, tanto che fonti vicine alle indagini avrebbero smentito in via non ufficiale la presenza di un ordigno. L’Fbi, prudente come di consueto, non ha ancora diffuso un rapporto definitivo. La scelta di deviare il volo rimane quindi un atto dovuto, più che la conseguenza di una prova certa di pericolo imminente. E proprio in questo scarto tra segnalazione e riscontro materiale si gioca la parte più delicata delle indagini: capire se qualcuno abbia lanciato un falso allarme o se, invece, esista un rischio reale ancora da neutralizzare.

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