Un volo United Airlines deviato in volo per uno speaker bluetooth chiamato “Bomb”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Newark – Non bastavano le turbolenze, a quanto pare, per mettere a dura prova i nervi dei passeggeri sui voli intercontinentali; ora ci si mettono anche i nomignoli dei dispositivi elettronici. Un volo della United Airlines, partito sabato 30 maggio da Newark (New Jersey) con destinazione Palma de Mallorca, è stato costretto a un brusco dietrofront sull’Atlantico a causa di un oggetto tanto innocuo quanto malevolmente battezzato.

L’allarme, come ricostruito dalle autorità, è scattato quando un passeggero, curiosando tra i dispositivi Bluetooth rilevabili dal proprio smartphone, ha notato una connessione attiva con un nome tutt’altro che rassicurante: “Bomb”.

A bordo del Boeing 767, un velivolo che trasportava 190 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio, si è scatenato il finimonde.

L’equipaggio, dopo aver ripetutamente intimato via interfono di spegnere qualsiasi periferica wireless (un avvertimento che evidentemente non è stato recepito da tutti), ha optato per la soluzione più drastica. Invece di proseguire verso la Spagna, il comandante ha deciso di rientrare alla base, facendo atterrare l’aereo a Newark dopo circa tre ore di volo.

La parola “bomba”, in inglese, è infatti considerata una “four-letter word” a suo modo speciale nel lessico della sicurezza aerea, e nessuno a bordo intendeva correre il rischio che si trattasse di qualcosa di più di un semplice scherzo di cattivo gusto.

La caccia al possessore e l’interrogatorio federale

Una volta toccato il suolo americano, le procedure di sicurezza sono scattate in modo automatico e inesorabile. L’aereo è stato scortato in un’area remota dello scalo, lontano dai terminal, dove i passeggeri sono stati fatti sbarcare in fretta e furia trattenendo solo i passaporti e i telefoni cellulari. La polizia portuale e le unità cinofile hanno quindi setacciato meticolosamente il velivolo, mentre i viaggiatori venivano sottoposti a un nuovo e completo controllo di sicurezza, come se fossero appena arrivati in aeroporto per la prima volta.

Nel frattempo, le indagini dei federali hanno rapidamente identificato il responsabile della falsa allarme: si tratta di un ragazzo di 16 anni, il cui nome non è stato reso noto, che aveva rinominato il proprio speaker Bluetooth o, secondo altre fonti, un Fitbit (braccialetto smart) con la fatidica parola “Bomb”. Il minore è stato preso in custodia per essere interrogato, sebbene al momento non risultino formalizzate accuse penali a suo carico, anche se la follia del gesto potrebbe costargli cara (teoricamente fino a cinque anni di reclusione).

Nove ore di ritardo e un trasferimento con equipaggio sostitutivo

La beffa, per gli altri 201 occupanti del volo (considerando lo staff), è stata quella di dover attendere la ripartenza per ore. Dopo aver svuotato l’aereo e averlo ispezionato, la compagnia ha dovuto procurarsi un nuovo equipaggio, dato che quello originale aveva ormai superato i limiti di servizio. Il volo sostitutivo è decollato alle 2:20 di notte (ora locale) del 31 maggio, atterrando finalmente a Palma de Mallorca con un ritardo che ha superato le nove ore.

L’episodio ha riacceso i riflettori su una casistica, se vogliamo, grottesca ma sempre più frequente per le autorità: quella dei dispositivi personali battezzati con termini allarmanti. Solo pochi giorni prima, un altro volo United era stato minacciato da un hotspot Wi-Fi dal nome politicamente incendiario.

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