Del Fante su Poste-Tim: «Il mercato ha capito. Controllo ampio, integreremo le due aziende»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Poste Italiane sta valorizzando Tim in un progetto ambizioso, del quale gli investitori hanno saputo cogliere portata e strategia. Lo ha sottolineato l'amministratore delegato del gruppo dei recapiti, Matteo Del Fante, in un'intervista al TG Poste, commentando la chiusura della prima fase dell'offerta pubblica di acquisto e scambio partita a luglio e conclusa venerdì scorso con adesioni pari al 66,6% del capitale dell'ex monopolista telefonico. «Se venerdì scorso siamo arrivati a questo numero», ha detto, «è perché il mercato ha capito che la cosa migliore è aderire».

Il peso delle adesioni nell'ultima seduta

Il risultato è arrivato dopo un'accelerazione concentrata nelle ultime giornate della prima finestra. Sono state portate in adesione complessivamente 993,6 milioni di azioni Tim, pari al 46,5% del capitale, che si aggiungono al 20,1% già detenuto da Poste. Nella sola seduta di venerdì sono state consegnate oltre 635 milioni di azioni, quasi i due terzi del totale raccolto fino a quel momento. A favorire la corsa delle adesioni ha contribuito il rilancio deciso dal gruppo, con un incremento di 30 centesimi per azione della componente in contanti.

L'effetto Fomo e la riapertura dei termini

Secondo l'amministratore delegato, gli investitori hanno compreso che non ha più molto senso restare azionisti di un'azienda che non paga il dividendo e che rappresenta una frazione di Poste Italiane. «C'è stata una presa di coscienza», ha spiegato, «i mercati la chiamano Fomo, fear of missing out, paura di rimanere fuori dal treno di Poste che partiva e quindi si sono tutti adoperati per aderire». La stessa dinamica, secondo Del Fante, potrebbe ripetersi nella riapertura dei termini prevista dal 21 al 25 settembre.

Al termine dell'offerta, ha aggiunto, «ci troveremo a una percentuale che sarà ampiamente di controllo, e partiranno le attività di integrazione delle due aziende».

L'obiettivo del 90% e il delisting

Il traguardo intermedio del 66,6% non chiude la partita. La soglia di riferimento resta il 90% del capitale, livello che consentirebbe lo squeeze-out delle azioni residue e faciliterebbe l'uscita di Tim da Piazza Affari. Con oltre due terzi del capitale, Poste dispone già di un controllo sufficiente a governare anche l'assemblea straordinaria e a valutare operazioni societarie capaci di modificare lo status degli azionisti di minoranza. La struttura dell'offerta prevede 1,97 euro in contanti e 0,218 azioni Poste per ciascun titolo Tim consegnato.

In caso di adesione integrale, l'esborso complessivo è stimato in circa 3,3 miliardi di euro, finanziato attraverso debito bancario.

Il progetto industriale e le parole di Lasco

Il piano industriale punta alla costruzione di un aggregato con circa 150 mila dipendenti, 13 mila uffici postali e 4 mila negozi Tim, con sinergie stimate in 700 milioni di euro l'anno. Il direttore generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco, ha definito l'operazione «storica per il nostro Paese, inimmaginabile solo qualche anno fa». «Allargando il perimetro a Tim», ha detto, «porteremo ancora più valore al nostro Paese e al nostro territorio. Questa integrazione creerà futuro per la nostra gente e per tutti i colleghi di Tim».

Lasco ha poi indicato nell'infrastruttura per l'intelligenza artificiale uno degli assi del nuovo gruppo: «Poste Italiane e Tim saranno un elemento di traino per il lancio e il consolidamento dell'infrastruttura dell'Intelligenza Artificiale».

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.