Aumento graduale delle accise sul tabacco, la manovra del governo tra scelte nazionali e direttive Ue
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Redazione Economia
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Il governo ha disegnato, all’interno della manovra economica approvata in Consiglio dei ministri e ora al vaglio del Parlamento, un percorso di incremento delle accise sul tabacco che si svilupperà senza scossoni nel prossimo triennio. L’intenzione, come emerso dalle disposizioni, è quella di evitare un rialzo brusco dei prezzi al dettaglio, il quale potrebbe finire per alimentare un mercato sommerso che già oggi, stando alle stime, assorbe oltre il cinque per cento dei consumi complessivi di sigarette in Italia. Un approccio graduale, dunque, che mira a conciliare l’esigenza di incrementare le entrate per le casse dello Stato – si parla di un gettito complessivo di circa un miliardo e mezzo di euro – con la necessità di non destabilizzare un settore particolarmente sensibile alle dinamiche del contrabbando.
Il calendario degli aumenti previsti dalla legge di bilancio
Secondo quanto previsto dalla manovra, gli aumenti si distribuiranno progressivamente a partire dal 2026. Le proiezioni indicano che, a seguito di questi primi ritocchi fiscali, il costo di un pacchetto di sigarette subirà un rincaro contenuto, nell’ordine di quattordici o quindici centesimi per il solo anno a venire. Si tratta di un innalzamento calibrato, che porterà il prezzo finale a crescere di non più di sessanta centesimi nel corso dell’intero triennio, una strategia che appare in netto contrasto con gli allarmi lanciati da alcune categorie di operatori.
Lo scenario europeo e la minaccia di un rialzo più consistente
A complicare il quadro, e a giustificare in parte quelle preoccupazioni, si profila all’orizzonte un intervento normativo di ben altra portata da parte dell’Unione Europea. La Commissione Ue, dopo aver chiuso ad ottobre una consultazione pubblica, sta infatti lavorando per aggiornare la direttiva sulle accise dei tabacchi, la cosiddetta Ted, il cui obiettivo dichiarato è uniformare la tassazione su tutti i prodotti nicotinici, comprese le sigarette elettroniche, in tutto il Vecchio Continente. Questo processo, che punta anche a ridurre la spesa sanitaria legata al fumo, potrebbe concretizzarsi a partire dal 2028. Se applicate all’Italia, le nuove regole comunitarie comporterebbero un sensibile aggravio fiscale, stimabile in un aumento di circa tre euro per ogni pacchetto, nonostante il prezzo italiano rimarrebbe comunque inferiore a quello registrato in paesi come l’Irlanda o la Norvegia, dove si arriva a pagare tredici euro.
Il doppio binario della tassazione: governo italiano e Bruxelles
La situazione dipinge quindi uno scenario a doppio binario: da un lato, l’esecutivo nazionale ha scelto una linea di cauta progressione nelle aliquote, che garantirà allo Stato entrate aggiuntive senza shock immediati per i consumatori; dall’altro, l’ipotesi di una direttiva europea che, se confermata nei suoi termini attuali, introdurrebbe un cambiamento molto più radicale e costoso. Il confronto tra queste due prospettive, quella a breve termine della manovra italiana e quella a medio periodo di Bruxelles, segna il perimetro di un dibattito destinato a evolversi, mentre si attendono i prossimi sviluppi del negoziato comunitario.




