Ministro Calderone promette controlli dopo la morte di Daniel Tafa, trafitto da una scheggia nell'azienda friulana
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mentre i familiari di Daniel Tafa, il giovane operaio di 22 anni morto tragicamente durante un turno di notte nello stabilimento Stm di Maniago, cercano conforto negli oggetti che gli appartenevano – la maglietta indossata dall’ultima volta dalla madre, le chiavi dell’auto conservate dal padre –, il ministro Calderone assicura «controlli più stringenti» nelle aziende e vicinanza alla famiglia. L’incidente, avvenuto nelle prime ore di martedì, ha scosso non solo il Friuli, ma anche il mondo del lavoro, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza negli ambienti industriali.
La dinamica, ancora oggetto di indagine da parte della Procura, sembra riconducibile a una scheggia incandescente che avrebbe colpito il ragazzo, causandone il decesso immediato. L’avvocato della famiglia, senza entrare nei dettagli della ricostruzione – che resta «in fase delicata e concitata» –, ha esortato chiunque abbia informazioni utili a collaborare con le autorità. «Ogni testimonianza può essere decisiva», ha sottolineato, mentre cresce il rumore di fondo tra voci non verificate e illazioni che rischiano di offuscare la verità.
Fuori dallo stabilimento, l’atmosfera è carica di tensione. Elvin, il padre, ha raggiunto il cancello della fabbrica dove è stato appeso uno striscione con il volto del figlio, mentre la madre Donika cerca un’ultima traccia del ragazzo nell’odore della sua maglietta. «L’ho stretto a me e l’ho perso», ha detto il padre, deciso a trasformare il lutto in una battaglia per evitare che simili tragedie si ripetano.




