Finti Caf e documenti falsi per immigrati, otto misure cautelari a Bologna
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Redazione Interno
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Le forze dell'ordine hanno smantellato un'articolata organizzazione, attiva nell'hinterland bolognese, che avrebbe costruito un sistema illegale per l'ingresso di cittadini stranieri in Italia, sfruttando in maniera fraudolenta i meccanismi previsti dal cosiddetto 'Decreto Flussi'. L'attività investigativa, condotta dalla Polizia di Stato sotto la regia della Procura della Repubblica, ha portato all'esecuzione di otto misure cautelari, alcune delle quali in carcere e altre ai domiciliari, mentre per alcuni degli indagati è stato disposto il semplice obbligo di presentazione alle autorità. Gli inquirenti, i quali hanno ricostruito una fitta trama di illeciti amministrativi, contestano a tutti i soggetti coinvolti il reato di associazione a delinquere, finalizzata in modo specifico al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Il meccanismo fraudolento
L'organizzazione, che operava celandosi dietro la facciata di un Centro di assistenza fiscale del tutto fittizio, si sarebbe specializzata nella produzione e nella presentazione di documentazione contraffatta, necessaria per ottenere i nulla osta al lavoro. Quest'ultimi, che rappresentano il primo passo burocratico per una regolare assunzione dall'estero, venivano richiesti alle Prefetture di competenza attraverso la compilazione di moduli basati su dichiarazioni mendaci; alcuni di essi, come è emerso dalle indagini, erano addirittura corredati da passaporti già scaduti, resi in apparenza validi. Il gruppo, che agiva con notevole spregiudicatezza, riusciva così a garantire l'arrivo in Italia di persone, le quali partivano dai loro paesi confidando in un ingresso legale che in realtà si fondava su presupposti del tutto illegittimi.
I costi per gli immigrati
Il servizio illecito, che prometteva un varco d'accesso nel territorio nazionale, aveva un prezzo elevatissimo, fissato dagli organizzatori in base alla disponibilità finanziaria della clientela e alla complessità della singola pratica. Le tariffe applicate, le quali potevano raggiungere la considerevole somma di diecimila euro a persona, oscillavano generalmente tra i tremila e i diecimila euro, un esborso che molti stranieri affrontavano pur di avere una chance di lavoro e di vita in Italia. Gli investigatori hanno stimato che le domande inoltrate illegalmente siano state almeno cinquecento, un numero che fornisce la misura della vastità dell'operazione criminale e dei lauti guadagni che ne sono derivati per i presunti membri dell'associazione.
La struttura dell'organizzazione
Oltre alla centrale bolognese, che fungeva da quartier generale per la produzione dei documenti falsi e per la gestione dei rapporti con i migranti, le indagini hanno permesso di individuare un secondo snodo operativo nella provincia di Modena. Quest'ultimo, secondo gli accertamenti della polizia, era dedicato in modo particolare al business delle false badanti, un settore che offre consistenti opportunità occupazionali e che quindi attira una forte domanda di regolarizzazione. L'intera struttura, che è stata completamente disarticolata dall'operazione, rappresentava una vera e propria filiera del favoreggiamento, in grado di gestire ogni fase del processo illecito, dalla falsificazione delle carte fino all'accoglienza degli stranieri, i quali, una volta varcato il confine, si ritrovavano in una posizione di grave irregolarità.




