Stellantis e il nuovo quattro cilindri Hurricane: un motore che può arrivare in Europa
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Redazione Economia
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Il gruppo Stellantis, com’è noto, negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con una narrazione complicata attorno ai propri propulsori di piccola e media cilindrata; le vicende legate al PureTech 1.2, un tre cilindri che equipaggia una vasta gamma di modelli, hanno infatti lasciato qualche strascico in termini di percezione pubblica, alimentando dibattiti e, talvolta, legittime preoccupazioni tra gli automobilisti più attenti. In questo contesto, stupisce quasi — e non poco — scoprire che parallelamente la casa stesse mettendo a punto un progetto ambizioso e tecnicamente raffinato, capace di spostare l’asticella delle prestazioni ben più in alto di quanto si potesse immaginare per un motore a combustione interna destinato a un utilizzo di largo consumo.
Il ritorno del termico con numeri da primato
Ecco quindi che, in un panorama automobilistico ormai proiettato verso l’elettrificazione, fa notizia l’arrivo di una nuova unità termica; non un semplice aggiornamento, ma un propulsore interamente riprogettato, un quattro cilindri turbo da duemila centimetri cubi di cilindrata che, sotto il cofano della futura Jeep Grand Cherokee 2026, è già stato presentato con numeri da vera sportiva di una volta. Parliamo di una potenza che, a seconda delle fonti e delle configurazioni, si attesta attorno ai 324 o 342 cavalli, con un picco di coppia motrice che raggiunge i 480 Nm (o, in altre specifiche, 450 Nm), valori, questi, che fino a ieri erano appannaggio di motori con cilindrate ben più generose o di modelli destinati a segmenti di nicchia e ad alte prestazioni.
L’unità, battezzata Hurricane 4 Turbo, rappresenta quindi una chiara dichiarazione d’intenti: se l’Europa guarda con una certa ansia al futuro, Stellantis non ha alcuna intenzione di abbandonare il motore a scoppio senza prima aver esplorato ogni sua possibilità tecnica. La tecnologia impiegata è quella derivata dalle competizioni, come il sistema di accensione a getto turbolento (TJI), che permette una combustione più rapida e completa, incrementando il rendimento termico e riducendo le emissioni inquinanti senza dover ricorrere a soluzioni ibride complesse. A ciò si aggiunge un doppio sistema di iniezione, diretta e indiretta, che l’unità di controllo decide di utilizzare a seconda del carico e delle condizioni di esercizio, ottimizzando consumi e risposta del motore in ogni frangente.
Una scommessa tecnica per il mercato del vecchio continente
La domanda, a questo punto, sorge spontanea ed è lecito porsela: un motore di questo tipo, con questi valori di potenza specifica e una cilindrata comunque importante, può avere un ruolo concreto per il mercato europeo, tradizionalmente più attento ai consumi e alle emissioni? Finora, come detto, il propulsore è stato svelato e presentato in Nord America, dove debutterà sulla rinnovata gamma del SUV Jeep, andando a sostituire di fatto il vecchio V6 Pentastar da 3,6 litri, rispetto al quale promette un incremento prestazionale del venti per cento a fronte di un calo dei consumi stimato intorno al dieci per cento. Tuttavia, la struttura modulare della famiglia Hurricane, che condivide alesaggio e corsa con il sei cilindri omonimo, lascia intendere una certa flessibilità progettuale che potrebbe rivelarsi preziosa anche oltreoceano.
Non va dimenticato, infatti, che Stellantis produce questo motore nello stabilimento del Michigan, ma ha già annunciato piani di espansione produttiva; e se è vero che l’Europa vive una fase di transizione complessa, è altrettanto vero che una power unit di questa raffinatezza potrebbe trovare spazio sotto il cofano di modelli di fascia alta del gruppo, magari su Alfa Romeo o Maserati, dove la ricerca di prestazioni e piacere di guida è ancora un elemento fondante del marchio. La presenza di un turbocompressore a geometria variabile, che garantisce una coppia generosa già ai regimi più bassi, unita alla leggerezza del blocco in alluminio e ai trattamenti superficiali di derivazione aerospaziale, rende questo quattro cilindri un candidato ideale per chi cerca sportività senza dover per forza abbracciare l’elettrico puro.
I segnali che arrivano dall'America e la questione Rampage
I primi segnali, in questo senso, arrivano da alcune scelte commerciali già intraprese dal gruppo. La nuova Jeep Grand Cherokee 2026, che adotterà l’Hurricane 4 come motorizzazione di punta per i suoi allestimenti più alti — Laredo Altitude, Limited e Summit —, ha semplificato la propria gamma proprio per valorizzare al meglio questa novità tecnica, accompagnandola con un sistema di infotainment aggiornato e nuove dotazioni di serie. Ma è interessante notare come Stellantis abbia già iniziato a muovere i primi passi verso una possibile internazionalizzazione del propulsore: dal Brasile, dove viene prodotta la pickup Rampage, è partita infatti l’esportazione verso l’Europa di alcune versioni equipaggiate proprio con il 2.0 Hurricane, seppur in una variante leggermente depotenziata a 272 cavalli per adattarsi alle normative locali.
Ciò dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, che l’infrastruttura industriale e la volontà di portare questo motore in Europa esistono già. Resta da capire, e lo si capirà solo nei prossimi mesi, se la strategia del gruppo guidato da Carlos Tavares — e ora con Trump nuovamente alla presidenza degli Stati Uniti, con tutte le conseguenze del caso in termini di politiche commerciali e dazi — punterà a estendere l’utilizzo di questo piccolo gioiello tecnologico anche ai modelli del vecchio continente, magari affiancandolo a versioni ibride o ibride plug-in per abbatterne la media emissiva. Quel che è certo è che l’Hurricane 4 Turbo esiste, funziona e promette prestazioni di altissimo livello, riportando il motore termico al centro del dibattito tecnico in un momento in cui molti lo davano per spacciato.




