Spesa delle famiglie ferma ai livelli del 2023, ma una su tre taglia sul cibo
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Redazione Economia
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La spesa complessiva delle famiglie italiane, nonostante la percezione comune di un costante aumento dei costi, ha mostrato una sostanziale staticità nel 2024, attestandosi a una media mensile di 2.755 euro, un incremento di appena 17 euro rispetto all'anno precedente. Questo dato, che a una prima analisi potrebbe suggerire una certa tenuta dei consumi, cela in realtà una tendenza opposta e ben più significativa, ovvero una diffusa propensione al risparmio forzato che si traduce in un carrello della spesa progressivamente più leggero. L'Istat, nel suo ultimo rapporto, ha infatti evidenziato come una famiglia su tre sia stata costretta a ridurre gli acquisti alimentari, un taglio che ha interessato non soltanto le quantità ma anche la qualità dei prodotti selezionati, segnando un deciso cambiamento nelle abitudini di consumo.
Il divario territoriale: un'Italia a due velocità
La fotografia nazionale, peraltro, si frammenta in realtà profondamente diverse non appena si scende nel dettaglio territoriale, rivelando un Paese spaccato in due. Al Nord-Est, ad esempio, la spesa media mensile supera di ben 834 euro quella registrata nel Mezzogiorno, un divario che appare difficilmente colmabile e che delinea condizioni economiche e di vita marcatamente diseguali. Le regioni del Centro, pur posizionandosi in una situazione intermedia, non sono immuni da queste dinamiche, come dimostra il caso delle Marche, dove una famiglia spende in media quasi 530 euro in meno rispetto alla media del Centro Italia e circa 290 in meno di quella nazionale. Una cifra, quella marchigiana, che segna un calo rispetto all'anno precedente e che, se da un lato potrebbe essere letta come un dato positivo in termini di minore esborso, dall'altro riflette le medesime difficoltà nel far quadrare il bilancio domestico.
La Calabria e il peso insostenibile della spesa alimentare
La situazione diventa ancor più critica se si osserva la condizione della Calabria, regione in cui la spesa media familiare mensile crolla a 2.075 euro, quasi 700 euro al di sotto del dato nazionale. Questo non rappresenta affatto un esempio di risparmio volontario o di sobrietà scelta, bensì l'effetto palese di un reddito insufficiente a sostenere i costi della vita. La prova più lampante di questa forzata austerità è la quota del budget familiare assorbita dall'alimentare, che in Calabria raggiunge il 28,2%, la percentuale più alta in Italia, a fronte di una media nazionale ferma al 19,3%. Una famiglia calabrese, secondo le elaborazioni della Coldiretti su dati Istat, destina circa 562 euro al mese soltanto per l'acquisto di generi alimentari, una cifra che, se paragonata al reddito disponibile, evidenzia una compressione severa delle voci di spesa cosiddette discrezionali.
L'erosione del potere d'acquisto tra consumi e inflazione
Il confronto con gli anni passati completa un quadro preoccupante, mostrando con chiarezza l'erosione del potere d'acquisto delle famiglie. Nel periodo che va dal 2019 al 2024, la spesa per consumi è cresciuta del 7,6%, un aumento che, se considerato da solo, potrebbe apparire fisiologico. Tuttavia, quando lo si rapporta all'andamento dell'inflazione, che nello stesso arco temporale ha segnato un +18,5%, emerge tutta la distanza tra l'aumento nominale della spesa e la perdita reale di valore del denaro. Le famiglie, in altre parole, spendono di più ma ottengono meno beni e servizi, un paradosso che spiega le riduzioni quantitative e qualitative negli acquisti e che costringe a rivedere continuamente le priorità di bilancio.




