Caso Albania alla Corte di giustizia, l'Ue affianca l'Italia sulla scelta dei Paesi sicuri
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Redazione Interno
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La Corte di Giustizia dell’Unione europea, chiamata a pronunciarsi sul decreto che designa l’Albania come “Paese sicuro” per i rimpatri dei migranti, sembra orientata a dare ragione al governo italiano, guidato da Giorgia Meloni. La decisione, attesa per l’inizio dell’estate, potrebbe chiudere una lunga disputa tra l’esecutivo e i magistrati, che avevano sollevato dubbi sulla legittimità della procedura accelerata per l’esame delle richieste d’asilo.
I ricorsi presentati da alcuni migranti, portati nei centri albanesi e poi rilasciati, hanno portato la questione davanti alla Corte di Lussemburgo. Gli avvocati dei richiedenti asilo hanno sostenuto che l’articolo 46 della direttiva 2013/32 impone ai giudici nazionali di garantire un ricorso effettivo, basato su un esame completo e aggiornato dei fatti. Tuttavia, la Commissione europea, intervenuta nel dibattito, si è schierata a sostegno dell’Italia, ribadendo che spetta al governo indicare i Paesi sicuri.
La posizione dell’Ue, emersa durante la prima udienza, ha rafforzato la linea adottata da Roma, che punta a fermare l’immigrazione irregolare e a garantire rimpatri più efficaci. La soddisfazione del governo Meloni è stata evidente, con il premier che ha definito “giusta” la rotta intrapresa, sottolineando come l’avvocatura della Commissione Ue abbia confermato la legittimità della lista dei Paesi sicuri.
Intanto, i centri per migranti in Albania rischiano di rimanere chiusi per i prossimi tre mesi, in attesa del verdetto definitivo. Se il governo non interverrà con un nuovo decreto per modificarne la destinazione d’uso in Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), la situazione potrebbe rimanere in stallo.




