L’addio a Zanardi, la folla e quel silenzio rotto solo dall’handbike

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Gabinetto del sindaco e la Prefettura di Padova hanno trasformato una domenica di lavoro in un’ordinaria giornata di pianificazione meticolosa, se così si può definire la gestione di un flusso umano che promette di tracimare dalle navate della Basilica di Santa Giustina. La grande chiesa, quella che si affaccia con la vicina Basilica del Santo sulla piazza più grande d’Europa, non è certo nuova a questi rituali collettivi: qui, negli anni scorsi, si sono celebrati i funerali di Giulia Cecchettin e quelli di Stato per i carabinieri vittime della strage di Castel d’Azzano. Stavolta, però, l’oggetto del rito – e del dolore – ha un nome che pesa come un macigno nell’immaginario sportivo e nazionale: Alex Zanardi.

Martedì 5 maggio, alle undici, il cappellano del carcere don Marco Pozza celebrerà le esequie dell’ex pilota e campione paralimpico, morto il primo maggio a cinquantanove anni. L’attesa è per migliaia di persone, dentro e fuori il santuario che all’interno può ospitarne non più di mille; due maxischermi sono stati predisposti per chi resterà in Prato della Valle. Tra i banchi, si attendono ministri, il presidente del Coni e una schiera di campioni dello sport, ma il vero protagonista silenzioso – quello che molti verranno a guardare quasi fosse una reliquia laica – è un oggetto dal peso ridicolo e dal significato gigantesco: l’handbike.

Zeta Bike, quando un telaio da otto chili pesa più di qualsiasi medaglia

Non era un semplice attrezzo, quella mano meccanica che ha restituito a Zanardi la velocità dopo l’amputazione delle gambe. Era una concezione tutta nuova di affrontare la fatica, una filosofia applicata all’alluminio e al carbonio. La Zeta Bike, nata dalla collaborazione con Dallara – l’azienda di eccellenza abituata a lavorare su telai, aerodinamica e materiali compositi per il motorsport – doveva rispondere a criteri tecnici molto precisi. Nella versione mostrata nel 2020, il peso oscillava attorno agli otto chilogrammi, il telaio viaggiava bassissimo (quarantacinque centimetri da terra) e il costo si aggirava sui diecimila euro. Zaino, manubrio, ruote e un abitacolo da Formula 1: ecco lo “strumento” dei trionfi, quello che molti, nella processione silenziosa, guarderanno come si guarda la custodia di una chitarra che ha suonato da sola.

Il dolore di una madre e quelle ore che nessuna cronaca potrà mai ricostruire

Anna, ottant’anni, ha dovuto salutare per sempre il suo Alex. Tornata a Castel Maggiore dopo essere stata a Padova, ha rilasciato poche parole a un quotidiano e quelle parole hanno il sapore di un’assenza che non ammette aggettivi. “Alex è stato un ragazzo dolcissimo, un ragazzo stupendo – ha detto la madre del campione – Alle dodici stava bene, la sera non c’era più”. Non c’è bisogno di aggiungere dettagli clinici o ricostruzioni minute: il dolore di una mamma che perde un figlio, di una donna che deve sopportare la scomparsa della persona più preziosa al mondo, si racconta da solo in quelle due righe. Il funerale di martedì, in fondo, servirà anche a reggere il peso di quella frattura.

Santa Giustina e il precedente di due lutti che hanno segnato il Veneto

La Basilica di Santa Giustina ha già visto scene simili, eppure ogni volta la macchina organizzativa si rimette in moto come se fosse la prima. Il 5 dicembre 2023, in tantissimi accorsero per dare l’ultimo saluto a Giulia Cecchettin, la ragazza di Vigonovo uccisa dall’ex fidanzatino. Poi, il 17 ottobre 2025, toccò ai carabinieri Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Berna: tre militari dell’Arma vittime dell’esplosione di un casolare a Castel d’Azzano, con la presenza del presidente della Repubblica e della premier. In tutti e tre i casi – e ora in questo quarto, così diverso eppure così simile nell’assembramento silenzioso – il nodo resta sempre lo stesso: come si accolgono migliaia di persone che vogliono solo stare lì, senza chiedere nulla, se non un minuto di coda e uno sguardo verso l’altare.

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