L’addio ad Alex Zanardi, il lutto del Veneto e il ricordo degli amici: “Mi prestò le sue ruote”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La scomparsa di Alex Zanardi, avvenuta lo scorso primo maggio all’età di 59 anni, ha lasciato un vuoto incolmabile non solo nel panorama sportivo, ma anche in quelle migliaia di persone che, pur non avendolo mai incontrato, avevano trovato nelle sue gesta una ragione per credere nella resilienza umana. A confermare l’impatto emotivo generato dalla perdita del campione, capace di passare dai circuiti della Formula 1 alle imprese paralimpiche con la stessa inarrestabile energia, è stata la decisione delle istituzioni locali, in particolare del Veneto, di onorarne la memoria con un gesto solenne e partecipato. Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha infatti proclamato il lutto regionale per la giornata di martedì 5 maggio, giorno in cui le esequie si terranno a Padova, disponendo che su tutti gli uffici regionali la bandiera veneta sventoli a mezz’asta. Un segno, questo, che il governatore ha voluto come testimonianza tangibile del cordoglio e della vicinanza al dolore della famiglia, ma anche come riconoscimento del profondo legame che si era creato tra Zanardi – che aveva scelto Noventa Padovana come sua casa – e il territorio che lo aveva accolto.

L’affetto per l’uomo, più ancora che per l’atleta, traspare con forza dalle parole di chi ha avuto la fortuna di condividere con lui non solo una pista, ma un pezzo di strada. Qualcuno, come l’amico fraterno Max Papis – italiano trapiantato negli Stati Uniti dove ha costruito una carriera di successo – ha raccontato un’intimità fatta di soprannomi e risate che andavano oltre la competizione. Papis ha rivelato come Zanardi, anche in quei momenti drammatici successivi all’incidente in cui si ritrovò in ospedale senza gambe, riuscisse a strappare un sorriso facendo battute sulla lunghezza delle sue gambe, chiamandolo “Pippo”. Era proprio quella capacità di trasformare la tragedia in ironia, di condividere il cuore senza bisogno di troppe parole, che ha reso quell’amicizia un’ancora di salvezza e un modello raro di umanità.

Se Papis descrive un’amicizia storica e silenziosa, un altro volto noto dello sport, il maratoneta e fondista, racconta la generosità pubblica di Zanardi, quella che non finiva mai sotto i riflettori. Porcellato – o l’atleta a cui si fa riferimento nella traccia – ha ricordato come a Rio 2016 Zanardi non esitasse a mettere a disposizione le proprie attrezzature, le “sue ruote”, per aiutare gli altri. Ma il tratto che più ha colpito chi lo circondava, quell’atteggiamento che lo rendeva un “Prometeo moderno” capace di donare il fuoco della passione, era la sua sete di contatto umano. Sabato 2 maggio, mentre il web si riempiva di selfie in sua memoria, emergeva l’immagine di un campione che saltava il pranzo pur di concedere una foto a tutti quelli che gliela chiedevano, perché il suo pane era la gente.

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