La compassione nel caso di Indi Gregory
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Redazione Interno
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La vicenda della piccola Indi Gregory, spirata nella notte tra il 12 e il 13 novembre al Queen’s Medical Centre di Nottingham, ha sollevato molti interrogativi e poche risposte. La filosofa politica del Sant’Anna di Pisa, Anna Loretoni, sostiene che il caso di Indi dimostra come tra l’incurabilità e l’inguaribilità occorre collocare l’atteggiamento “compassionevole”, inteso come prendersi cura di chi soffre, mettendosi al suo fianco, per limitarne il dolore.
La storia di Indi è diventata un caso giuridico oltre che medico che ha spinto tutti ad interrogarsi sul senso della vita e sulle responsabilità di chi è chiamato ad interromperla in casi drammatici. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha sottolineato che “I bambini non sono proprietà dei genitori“.
Indi Gregory, una bambina inglese di otto mesi, era affetta da una grave malattia giudicata incurabile dai giudici inglesi. Nonostante l’intervento del Governo italiano e dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, la sentenza dei giudici non ha subito modifiche.
Il caso di Indi ha suscitato anche la squallida ironia del giudice inglese che, rispondendo alla lettera del signor Corradini del 9 novembre, ha ricordato che Indi Gregory è morta la domenica notte, nelle prime ore di lunedì.
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