Ivan Basso e la sfida del Giro: “Dopo il tumore so quanto conta la prevenzione. Per questo dico no al fumo”
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Redazione Economia
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È la vigilia della partenza del Giro d’Italia, e il conto alla rovescia – fatto di tensione, strategie e sforzi fisici – si accompagna stavolta a una riflessione amara per il due volte vincitore della corsa rosa, Ivan Basso. L’ex campione, oggi dirigente sportivo, ha deciso di rompere un silenzio che non è più solo professionale, ma profondamente personale: colpito da un tumore ai testicoli nel 2015, riemerge da quella esperienza con una consapevolezza che definisce “un’altra forma di allenamento”. Una consapevolezza, la sua, che lo ha portato a sposare in prima linea la campagna “5 euro contro il fumo”, promossa dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), insieme alla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, alla Fondazione Umberto Veronesi e alla Fondazione Aiom. Una scelta, la sua, che arriva mentre scattano nuovi aumenti sui prezzi delle sigarette e dei sigari, l’ennesima tranche di rincari previsti dalla Legge di bilancio.
L’aumento immediato e il calendario delle accise
Da oggi, infatti, per i fumatori le cose si fanno ancora più dure. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha comunicato ufficialmente la variazione al rialzo dei prezzi per alcune marche di tabacchi lavorati; se per le sigarette la lista è ristretta (nove prodotti in totale, riconducibili a due soli marchi), quella dei sigari è decisamente più lunga, a dimostrazione di una strategia fiscale che non fa sconti a nessuna tipologia di prodotto. Non si tratta, va detto, di un colpo di teatro improvviso: la manovra rientra in un calendario fiscale preciso, voluto dalla politica, che prevede incrementi annuali delle accise, partiti da una media di 15 centesimi nel 2026 per arrivare a toccare i 40 centesimi a partire dal 2028. Un meccanismo a ingranaggio lento, molto simile a una morsa che si stringe gradualmente, destinato a far lievitare il costo del vizio anno dopo anno.
La proposta shock: +5 euro per disincentivare il consumo
Ma non è finita qui. Sullo sfondo, si muove una proposta ben più radicale, quella della campagna “5 euro contro il fumo”, che Basso ha deciso di sostenere con forza. L’idea è semplice nella sua brutalità fiscale: aumentare di cinque euro il costo di ogni singolo pacchetto, portando il prezzo medio – che oggi oscilla tra i 5,50 e i 6 euro – a quota 11 euro. Un balzo che raddoppierebbe la spesa per i consumatori, con l’obiettivo dichiarato di trasformare il portafogli nel primo nemico della dipendenza. E non si salverebbero nemmeno le cosiddette “alternative”: la tariffa aggiuntiva, spiegano i promotori, dovrebbe essere applicata senza sconti anche alle sigarette elettroniche e ai prodotti a tabacco riscaldato.
Ivan Basso: “Un disincentivo necessario, soprattutto per i giovani”
“Da sportivo e da ex paziente oncologico – ha spiegato Basso – non posso che aiutare un’iniziativa che reputo davvero importante e che va nell’interesse di tutti”. Il fumo, lo ripete con la sicurezza di chi ha visto la malattia da vicino, “è un comportamento estremamente pericoloso e smettere per sempre significa prevenire molte gravi malattie”. La sua autorità in materia, del resto, è duplice: da un lato c’è il ciclista, che “sa quanto sia importante respirare bene e tutelare il nostro apparato respiratorio” (visto che la performance sulle due ruote è strettamente legata a come e quanto si respira); dall’altro c’è il sopravvissuto a un tumore, che conosce il valore della prevenzione come strumento di salvezza.
Basso, in particolare, punta il dito contro l’effetto alone che gli sportivi hanno sui più giovani: “Siamo spesso presi ad esempio – ha sottolineato proprio alla vigilia del Giro, una manifestazione che coinvolge milioni di persone – e quindi abbiamo grandi responsabilità”. Il suo ragionamento è lineare: aumentare il costo non è una punizione, ma un’ancora di salvezza. “Aumentare il prezzo delle sigarette è un ottimo disincentivo, soprattutto per gli adolescenti e i giovani adulti”, ha ribadito, citando l’efficacia della stessa strategia già sperimentata con successo in altri Paesi europei. Per questo, l’invito è a firmare per la legge d’iniziativa popolare, con l’obiettivo di trasformare quei cinque euro in più in un argine contro l’inizio della dipendenza.




