Bergamo, il tredicenne, il coltello e la diretta social: la professoressa fuori pericolo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le condizioni di Chiara Mocchi, la professoressa di francese accoltellata mercoledì mattina all’interno dell’istituto comprensivo “Leonardo da Vinci” di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, sono in continuo miglioramento. Dopo un intervento chirurgico e il successivo ricovero in terapia intensiva all’ospedale Papa Giovanni XXIII, la donna è stata trasferita in reparto; la sua sopravvivenza, hanno spiegato i sanitari, è stata resa possibile anche da una trasfusione di sangue praticata direttamente a bordo dell’elisoccorso. Un gesto, quello del tredicenne – che si era presentato a scuola indossando pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta “Vendetta” – che ha messo in moto un doppio binario investigativo: la Procura per i minorenni di Brescia ha infatti aperto un fascicolo di natura penale per ricostruire la dinamica dei fatti e uno civile per permettere l’intervento con provvedimenti di natura sociale nei confronti del minore, il quale, avendo tredici anni, rientra nella soglia di non imputabilità prevista dall’articolo 97 del codice penale.

Il “manifesto” e la scena del crimine in streaming

Quella che poteva sembrare una banale mattinata scolastica si è trasformata in una messa in scena pianificata. Il ragazzo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, ha filmato l’aggressione con il proprio cellulare trasmettendo la scena in diretta su una chat Telegram, un dettaglio che aggrava il quadro già di per sé drammatico perché trasforma la violenza in spettacolo condiviso. Nelle ore precedenti aveva diffuso un vero e proprio “manifesto” – un testo in inglese intitolato “Soluzione finale” – in cui giustificava l’intenzione di uccidere la docente con un rancore accumulato nel tempo: “La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti”. In quello stesso scritto emergeva una consapevolezza agghiacciante del proprio status giudiziario: “Non posso essere incarcerato, dato che in Italia l’età minima per la responsabilità penale è 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare”.

La deriva virtuale e la relazione tossica con una coetanea

L’indagine, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Bergamo, si sta concentrando sui profili social del tredicenne, alla ricerca di eventuali istigatori o di un’adesione a subculture nichiliste presenti sul web. Un aspetto inquietante emerso in queste ore riguarda un’altra minorenne, una ragazza conosciuta online e residente in Polonia, con la quale il ragazzo aveva instaurato un rapporto fatto di lusinghe alternate a minacce. La vittima di queste pressioni, intervistata dal Corriere della Sera, ha raccontato di aver ricevuto l’ordine di praticarsi dei tagli sul – “Tagliati o rivelo i tuoi segreti” – una richiesta che la ragazza ha definito terrificante e che l’ha spinta a confidarsi con la madre, interrompendo ogni contatto. Questo modus operandi, che combina il desiderio di controllo con la spinta all’autolesionismo, si accompagna alla scoperta, da parte degli artificieri, di materiale potenzialmente esplosivo nella sua abitazione, oltre a una pistola scacciacani già sequestrata.

Le tensioni pregresse e il trasferimento in comunità

Il quadro che emerge dalle prime indagini suggerisce un conflitto con la professoressa – che insegna nella scuola da oltre vent’anni – non occasionale e che affondava le radici in episodi precedenti. Secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia del minore, Carlo Foglieni, il ragazzo era già seguito da un professionista per un percorso di supporto psicologico, un percorso voluto dalla famiglia proprio a causa del rapporto problematico con la docente, una situazione che era nota anche all’istituzione scolastica. Settimane prima dell’accoltellamento, la stessa Chiara Mocchi aveva subito atti vandalici contro la sua auto – gomme bucate e scritte sulla carrozzeria – ma secondo i familiari non aveva mai formalizzato una denuncia. Il tredicenne, dopo essere stato sentito a lungo dagli inquirenti, è stato trasferito in una struttura protetta con il consenso dei genitori, in attesa che il Tribunale per i minorenni definisca le misure di sicurezza più appropriate per il suo percorso di recupero, dato che la legge, in questi casi, esclude la sanzione detentiva ma prevede un intervento di sostegno psicologico e sociale.

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