Il tredicenne di Bergamo, il manifesto in inglese e la maglietta con la scritta “Vendetta”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ragazzo, tredici anni appena compiuti, ha pianificato l’aggressione alla professoressa di francese con una lucidità che, nelle sue manifestazioni estreme, rasenta lo “spietato”, per usare le parole che ricorrono nella ricostruzione dei fatti. Prima di recarsi a scuola, nell’istituto comprensivo Leonardo da Vinci di Trescore Balneario, aveva pubblicato su Telegram un testo in inglese – un manifesto, lo hanno definito gli inquirenti – nel quale annunciava l’intenzione di uccidere la docente. Non si trattava, aveva scritto, di una scelta casuale, bensì di una scelta mirata, quasi a voler rivendicare una ferocia che non lasciava spazio all’improvvisazione. A completare il quadro, la maglietta bianca indossata quella mattina, su cui campeggiava in rosso la parola “Vendetta”, e il cellulare fissato al torace, un dispositivo trasformato in una sorta di bodycam per documentare l’intera sequenza: l’ingresso nell’edificio scolastico, la salita delle scale, il confronto improvviso nel corridoio con l’insegnante, colpita al collo.

La “soluzione finale” e il titolo agghiacciante del documento

A rendere ancora più disturbante il quadro tracciato dagli investigatori è il titolo scelto per il manifesto pubblicato sul canale Telegram: “La soluzione finale”, un rimando esplicito e agghiacciante alla terminologia del nazionalsocialismo, che trasforma un gesto di per sé violento in un atto carico di simbolismi distopici. Il testo, scritto in inglese, accompagna le immagini dell’accoltellamento – poi diventate materiale probatorio – e descrive un piano eseguito con una precisione che contrasta brutalmente con l’età di chi lo ha concepito. Questo manifesto, insieme al video della diretta, è stato al centro delle prime verifiche da parte della procura minorile, concentrata nell’analizzare il livello di consapevolezza e la capacità di intendere e volere del minore, elementi centrali per delineare i contorni giudiziari di una vicenda che ha scosso l’intera provincia bergamasca.

La dirigente scolastica: “Due vittime in questa storia”

Le parole della dirigente scolastica dell’istituto comprensivo, intervenuta ai microfoni di Rai 2, hanno tentato di restituire la complessità emotiva di quanto accaduto, evitando semplificazioni. “Ci sono due vittime, la docente e un minore di 13 anni”, ha detto, sottolineando come la priorità in queste ore sia quella di restare operativi per gestire l’emergenza, con il supporto psicologico attivato fin da subito per studenti e personale scolastico. Una dichiarazione che ha messo in luce la duplice natura di una tragedia dove l’aggressore, poco più che un bambino, rischia di essere inquadrato allo stesso tempo come autore di un reato grave e come soggetto da proteggere nell’ambito di un percorso giudiziario che dovrà valutare la sua fragilità.

I particolari dell’aggressione e le zone d’ombra sull’indagine

L’accoltellamento è avvenuto mercoledì mattina, all’interno della scuola media di Trescore Balneario. Il ragazzo indossava pantaloni mimetici oltre alla maglietta con la scritta “Vendetta” e, come accertato dagli inquirenti, ha trasmesso in diretta streaming l’intera sequenza dei suoi spostamenti fino al momento in cui ha raggiunto la professoressa Chiara Mocchi, ferita gravemente al collo. Nonostante la ricostruzione cronologica appaia ormai chiara nella sua materialità, restano ancora da chiarire i motivi profondi che hanno spinto il tredicenne a compiere quell’atto, così come permangono zone d’ombra sulla genesi del progetto criminale. Le indagini, condotte dalla procura per i minorenni di Brescia – competente per il territorio – si concentrano ora sull’analisi dei dispositivi digitali sequestrati, per ricostruire eventuali contatti o influenze esterne che possano aver contribuito a determinare un gesto di tale gravità.

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