Il referendum sulla giustizia, la sconfitta del ‘sì’ e le accuse di Fabrizio Corona a Marina e Pier Silvio Berlusconi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’esito del referendum sulla giustizia, che ha visto prevalere il fronte del ‘no’ con un’affluenza ampia e significativa, ha immediatamente alimentato un vivace dibattito politico e mediatico, nel quale si è inserito con il consueto stile provocatorio anche Fabrizio Corona. L’ex re dei paparazzi, attraverso un breve video pubblicato sul suo profilo X, ha voluto attribuire la responsabilità della sconfitta del ‘sì’ – schieramento che sosteneva la riforma – proprio ai principali esponenti della famiglia Berlusconi. Nel video, indossando una maschera che riproduceva il volto di Pier Silvio Berlusconi, Corona ha pronunciato una frase dal tono diretto e accusatorio: “Il no ha vinto per colpa di questo qua e di sua sorella”, un chiaro riferimento all’amministratore delegato di Mfe e alla presidente di Mondadori, Marina Berlusconi.
Lo schieramento dei Berlusconi per il ‘sì’ e la controffensiva social di Corona
La famiglia Berlusconi, va ricordato, si era esposta in prima linea a sostegno del ‘sì’, utilizzando i propri mezzi di comunicazione e la propria influenza per promuovere l’approvazione della riforma costituzionale. Un impegno, quello profuso dagli eredi del fondatore di Forza Italia, che secondo Corona si sarebbe rivelato non solo inefficace ma addirittura controproducente, fungendo da catalizzatore per la mobilitazione di chi intendeva esprimere un voto di dissenso. Le parole di Corona, cariche di una vis polemica che non è nuova ai suoi follower, hanno così trasformato il risultato elettorale in un’accusa personale nei confronti delle strategie comunicative adottate dalla dinastia imprenditoriale, trasferendo il piano della critica dal merito della riforma a quello delle alleanze e delle scelte pubbliche.
Le frecciate a Fedez e il caso della partecipazione di Meloni al podcast
Ma la ricostruzione del post-voto da parte di Corona non si è limitata al giudizio sui vertici di Mfe. Nei suoi messaggi pubblicati dopo la chiusura delle urne, l’attenzione si è spostata rapidamente su un altro protagonista del dibattito pubblico: il rapper Fedez. Un collegamento, quello tra il referendum e il mondo dei podcast, che diventa inevitabile se si considera la scelta comunicativa, rivelatasi poi centrale nei giorni precedenti la consultazione, della presidente del consiglio Giorgia Meloni. La premier, contravvenendo ai consigli di chi giudicava l’operazione troppo rischiosa, aveva infatti accettato di partecipare al “Pulp Podcast”, il format condotto da Fedez e Mr. Marra, in una puntata andata in onda giovedì 19 marzo.
Una scelta comunicativa controcorrente e le sue implicazioni
Quella partecipazione, nata dall’esigenza di rivolgersi a un pubblico diverso – un pubblico che spesso sfugge ai canali della comunicazione politica tradizionale – era stata inizialmente accolta con scetticismo. Il conformismo, come è stato osservato da più parti, avrebbe suggerito di rimanere all’interno di schemi noti e controllati, lontani dall’imprevedibilità di un prodotto creator-driven, ideato cioè in modo indipendente dalle logiche dell’informazione classica. E invece l’azzardo ha prodotto l’effetto opposto, trasformando l’intervista nel contenuto più visto, condiviso e indicizzato del periodo. Un giudizio, quello sull’efficacia della mossa, che ha trovato conferma anche nelle parole di Alessandro Benetton, presidente di Edizione, il quale ha definito la scelta della premier “coerente con i tempi”, sottolineando come già dal 2018 il mondo dell’imprenditoria avesse iniziato a esplorare il dialogo diretto attraverso i social e le piattaforme digitali come strumento di confronto non mediato con il pubblico.




