Trump e l’Iran, una storia di accordi traditi e attacchi improvvisi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte del 22 giugno, sei bombardieri statunitensi B-2 hanno colpito tre siti nucleari iraniani – Fordow, Natanz ed Esfahan – in un’operazione denominata "Martello di Mezzanotte". L’attacco, che secondo alcuni analisti rispondeva non solo all’obiettivo dichiarato di frenare il programma atomico di Teheran ma anche a pressioni israeliane, ha riacutizzato una tensione già alta dopo l’operazione "Rising Lion" condotta da Israele giorni prima.

Per l’Iran, quello statunitense è l’ultimo di una serie di tradimenti. Il primo risale al 2018, quando l’amministrazione Trump abbandonò unilateralmente l’accordo sul nucleare (JCPOA), nonostante Teheran, come verificato più volte dall’AIEA, ne stesse rispettando i termini. Una mossa che, agli occhi iraniani, ha confermato l’inaffidabilità degli Stati Uniti, percepiti come una potenza che agisce senza riguardo per gli impegni presi.

Poche ore dopo l’attacco, Trump ha annunciato un cessate il fuoco "completo e totale" tra Israele e Iran, da applicarsi dopo una finestra di sei ore per il completamento delle operazioni in corso. "Dopodiché la guerra sarà considerata finita", ha scritto sui social, lasciando però aperte domande sulla reale efficacia di una tregua così breve e sulle possibili reazioni di Teheran.

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