Franco Battiato, il genio che ha rivoluzionato la canzone italiana rivive in una mostra al Maxxi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   “Ci vuole un’altra vita. E forse molte altre per capire il genio di Franco Battiato”, ha affermato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, introducendo la mostra "Un'altra vita" al Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, in programma dal 31 gennaio al 26 aprile. Un percorso espositivo, allestito nello Spazio Extra, che si propone di raccontare, a cinque anni dalla scomparsa, l'eredità culturale e spirituale di un artista descritto da Giuli come un creativo il cui mondo era “irrorato dal Sacro”, capace di rendere popolari complesse teorie filosofiche e concetti di varia provenienza. La mostra, che il ministro ha definito “un sogno che si realizza”, nasce con l'obiettivo dichiarato di trasmettere emozioni, scavando nelle molteplici anime di un uomo che fu poeta, filosofo, musicista e pittore.

Un viaggio intimo nella poliedricità dell'artista

Curata da Giorgio Calcara insieme alla nipote dell'artista, Grazia Cristina Battiato, l'esposizione intende offrire una visione a tutto tondo della sua figura, andando oltre la celebre produzione musicale. “Franco Battiato è da tutti conosciuto non solo per il suo straordinario percorso in musica e canzoni”, ha spiegato Calcara, sottolineando come l'artista si sia cimentato anche nella pittura, nella regia cinematografica e in una profonda ricerca nel campo del pensiero e della spiritualità. La nipote ha parlato di “un percorso molto intimo”, che ripercorre le tappe di una carriera e di un'esistenza uniche, dalla Sicilia alla Milano degli esordi, fino al ritorno alle pendici dell'Etna.

Dalla Sicilia a Milano, un percorso di continua evoluzione

Il racconto espositivo segue infatti il filo di una biografia ricca di svolte e sperimentazioni: si parte dal ragazzo che, diciannovenne nel 1964, lasciò la Sicilia per inseguire i propri orizzonti musicali, approdando nella Milano degli incontri decisivi, fra cui spicca quello con Giorgio Gaber. La mostra documenta poi la fase della sperimentazione sui suoni sintetici negli anni Settanta, il periodo di pop glorioso e di successo planetario negli Ottanta, fino all'approdo a una dimensione più colta e intrisa di misticismo. Non manca, com'è ovvio, il capitolo finale del ritorno in Sicilia, nella villa di Milo, dedicato alla meditazione e all'attività pittorica.

L'eredità di un pensatore che ha forzato i confini dell'arte

Quello che emerge è il ritratto di un pensatore libero, il cui lavoro ha costantemente forzato i confini tra i generi artistici e le discipline del sapere. La sua capacità di fondere suggestioni filosofiche, esoteriche e scientifiche in linguaggi accessibili – dalla canzone popolare al quadro – rimane uno degli aspetti più studiati e celebrati della sua opera. La mostra al Maxxi, che accoglie i visitatori nella “casa di Franco Battiato” secondo le parole del ministro, si configura dunque non come una semplice retrospettiva, ma come un tentativo di avvicinare il pubblico all'universo complesso e stratificato di un autore la cui influenza continua a permeare la cultura contemporanea.

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