Franco Battiato, l’altra vita di un genio in mostra al Maxxi di Roma
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Oltre l’icona popolare del cantautore dai ricci scapigliati e gli occhiali scuri, scelta per costruire un alone di carisma e mistero, si estendeva un universo creativo di rara profondità. Questo universo multiforme, che spaziava dalla musica colta alla sperimentazione elettronica, dalla pittura alla regia, dalla riflessione filosofica alla ricerca spirituale, viene ora esplorato dalla mostra-evento "Franco Battiato. Un’altra vita", allestita fino al 26 aprile 2026 nello Spazio Extra del MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo. L’esposizione, coprodotta dal Ministero della Cultura e dal museo romano e curata da Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato, giunge a cinque anni dalla scomparsa dell’artista, restituendone un ritratto intimo e stratificato attraverso un percorso ricco di documenti rari, materiali inediti e memorie personali.
Un percorso tra le stratificazioni di un artista
La narrazione che emerge dalle sale non segue un mero ordine cronologico, ma si concentra sulla capacità di continua reinvenzione e sulla resilienza che hanno caratterizzato l’intera parabola di Battiato. Il visitatore viene condotto attraverso le sue diverse "vite", esplorando quella fase iniziale di sperimentazione musicale d’avanguardia, spesso incompresa dal grande pubblico, per approdare poi al periodo delle grandi canzoni di successo che ne hanno fatto un fenomeno di massa, senza mai dimenticare le successive esplorazioni verso orizzonti sempre più metafisici. Si tratta di un viaggio che, pur nella sua complessità, rivela una coerenza interiore sorprendente, un filo rosso teso alla perenne ricerca di quel "centro di gravità permanente" che ha ispirato una delle sue composizioni più celebri.
I legami territoriali e il racconto dei collaboratori
La mostra, del resto, non trascura i legami biografici e affettivi che hanno nutrito l’immaginario battiatiano. Il suo universo creativo, infatti, univa con un ideale tracciato sonoro e cosmico la Sicilia delle origini, terra di luce e di misticismo, alla lombarda Rescaldina, dove trascorse gran parte della sua vita. Proprio a Rescaldina, nel lontano 1961, si tenne il suo primo concerto al Teatro La Torre, quando l’artista aveva appena sedici anni. Di questi e altri retroscena preziosi ha parlato di recente, in un volume di memorie, il batterista Gianfranco D’Adda, che ha collaborato a lungo con Battiato. Nel libro "Lavorare con un genio", D’Adda, assieme ad altri musicisti come il pianista Gianni Colombo, analizza strutture, arrangiamenti e testi delle canzoni, offrendo una prospettiva privilegiata sul metodo di lavoro e sulla genialità di un autore capace di fondere, con apparente naturalezza, citazioni colte e melodie immediatamente riconoscibili.
L’eredità di un pensatore poliedrico
Ciò che l’esposizione al MAXXI intende sottolineare, al di là dell’indiscusso valore musicale, è proprio l’eredità culturale di un pensatore poliedrico. Battiato non fu mai un semplice cantante, ma un vero e proprio intellettuale che utilizzava diversi linguaggi artistici per indagare i grandi misteri dell’esistenza, dall’amore al tempo, dalla fede alla scienza. La mostra, evitando ogni facile retorica celebrativa, permette di entrare in contatto con la sua incessante curiosità, con la sua volontà di superare i confini tra i generi e con quel desiderio di assoluto che ha sempre animato la sua produzione. In un’epoca di specialismi e di categorizzazioni nette, la sua figura si staglia come quella di un esploratore solitario, la cui opera continua a interrogare e ad affascinare, dimostrando come l’arte possa essere un potentissimo strumento di conoscenza di sé e del mondo.




