Franco Battiato, il tempo sospeso del ritorno: oggi avrebbe compiuto 81 anni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un punto, nella musica e nella vita, in cui il tempo smette di essere cronologia e diventa vibrazione. È lì che continua ad abitare Franco Battiato, anche oggi, nel giorno in cui avrebbe compiuto gli anni. Non è un anniversario, è una soglia. Una di quelle che lui attraversava con naturalezza, oscillando tra Oriente e Occidente, tra filosofia e pop, tra il sacro e l’elettronica. «Cerco un centro di gravità permanente», cantava, e quel centro oggi sembra essere proprio l’assenza che si fa presenza, il silenzio che continua a parlare.

Nato il 23 marzo 1945 a Ionia, località che in seguito sarebbe confluita nei comuni di Giarre e Riposto, Battiato era figlio di Salvatore, camionista e scaricatore di porto, e di Grazia Patti, sarta. La perdita del padre, nel 1964, lo spinse a lasciare la Sicilia: prima Roma, poi Milano, città che accolse il suo spirito solitario tra la nebbia e le sperimentazioni musicali che avrebbero cambiato per sempre il panorama italiano. La prima apparizione televisiva risale al 1° maggio 1967, quando partecipò allo spettacolo beat “Diamoci del tu”, affiancato da Giorgio Gaber e Caterina Caselli – quest’ultima sua mentore e discografica per anni. Un debutto in bianco e negro che Rai Cultura ha voluto riportare alla luce nella galleria di filmati “Franco Battiato. Sei un essere speciale”, in onda lunedì 23 marzo su Rai Storia, come un tassello fondamentale di un mosaico artistico ancora oggi in fase di ricomposizione.

L’eredità di un’assenza creativa

A raccontare questa eredità complessa ci pensa oggi Giorgio Calcara, curatore della mostra “Franco Battiato. Un’altra vita” in corso al Maxxi di Roma e autore del volume “Battiato svelato”, edito da Rai Libri nel 2026. Il libro, come suggerisce il Titolo, tenta di rimuovere il velo di mistero che avvolgeva l’artista – un velo che lui stesso, con la sua proverbiale riservatezza, aveva contribuito a tessere. Calcara, studioso di antropologia delle religioni, propone una lettura che parte dall’esperienza diretta di lavoro, dal contatto umano con chi ha condiviso il palco o la stanza di registrazione, cercando di restituire non tanto una biografia cronologica quanto una mappa delle passioni intellettuali che animavano il maestro. L’incontro con l’autore è in programma martedì 24 marzo al Salone dei Mosaici di Ravenna, ospite dell’associazione culturale Tessere del ’900, un’occasione per discutere di quella “galassia di arte in continua espansione” che è stata la sua carriera.

La riservatezza come disciplina

Battiato ha sempre protetto la sua vita privata con la stessa cura che riservava alla composizione musicale. Non si è mai sposato e non ha avuto figli, una scelta motivata da un’esigenza radicale di libertà e solitudine che raccontava con ironia tagliente. «Non potrei avere un rapporto con una donna che dipende da me. Una che ogni sera mi dice: “Che facciamo stasera?” Madonna santa! Un incubo!», confidò in un’intervista, aggiungendo che quando era giovane e suonava con il complesso, lasciò una ragazza solo perché, mentre lui era sotto la doccia, lei mangiò i suoi tre yogurt senza lasciargliene nemmeno uno. Pur nella solitudine, non mancavano legami profondi: quello con Lucio Dalla, che fu suo vicino di casa per un periodo, o il rapporto con il fratello Michele e la nipote Cristina, sua erede. Anche Frank Zappa riconobbe il suo valore, regalandogli un paio di scarpe in segno di rispetto per quello che considerava il miglior album prog rock europeo.

Tra ricerca spirituale e cronaca nera del tempo presente

La dimensione spirituale fu per lui un terreno di ricerca costante, iniziato fin dall’infanzia. Ogni mattina si svegliava all’alba, ascoltava musica classica per un paio d’ore e poi si dedicava alla meditazione in veranda, praticando una tecnica di rilassamento muscolare che gli permetteva di “decentrare” i pensieri. Questa attenzione all’equilibrio interiore si rifletteva anche nel rapporto con gli altri esseri viventi: vegetariano convinto, non calpestava le formiche per strada e risparmiava persino le zanzare, convinto della reincarnazione e della necessità di non nuocere ad alcuna forma di vita. Della sua vita a Milo, nell’ex castello della famiglia Moncada ai piedi dell’Etna, si sa che condivideva la dependance con una famiglia marocchina che lo aiutava, mentre una cuoca si occupava dei pasti. Sul fronte delle inchieste e degli sviluppi giudiziari, non si registrano elementi di cronaca nera legati alla sua figura; piuttosto, la sua parabola artistica rimane oggetto di indagine culturale, come testimonia la mostra al Maxxi che analizza il suo percorso attraverso materiali inediti e ricostruzioni filologiche.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.