Venti di burrasca e tempesta, l’Italia divisa in due: raffiche a 150 km/h e onde fino a 6 metri. Dalla Sicilia alla Calabria è allerta, chiuse scuole e strade
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Redazione Interno
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L’Italia, in questo scorrere implacabile della stagione invernale, si trova ancora una volta a fare i conti con una dinamica atmosferica che di consueto ha ben poco, stretta com’è tra la morsa di due profonde perturbazioni atlantiche pronte a riversarsi sul Mediterraneo centrale. Non siamo di fronte a un singolo, isolato peggioramento; ciò che sta prendendo forma nelle prossime ore — e che avrà il suo culmine nella giornata di giovedì 12 febbraio — è piuttosto l’effetto combinato di due burrasche distinte, le quali, sebbene con traiettorie e intensità differenti, convergeranno nel flagellare il Paese con un’energia che ricorda, per certi versi, le grandi tempeste extratropicali. L’elemento davvero distintivo di questa fase, al di là delle precipitazioni che pure continueranno a interessare vaste aree del territorio, è la violenza inaudita del vento: un’arma invisibile, silenziosa fino a un attimo prima di scatenarsi, eppure capace di piegare il metallo, scoperchiare edifici e trasformare la viabilità in un percorso a ostacoli.
Se si osserva la mappa barica, emerge con chiarezza un gradiente oppressivo che comprime le isobare come le corde di un violino troppo tese, specialmente lungo i bacini tirrenici e sui crinali appenninici esposti ai venti occidentali. La Protezione civile, nel bollettino diramato nelle ultime ore, ha dovuto aggiornare i livelli di criticità alzando il colore sull’arancione per buona parte del Messinese e per la fascia tirrenica della Calabria -1-3, una scelta che non è pura burocrazia del rischio ma il riconoscimento di un pericolo concreto e ormai imminente. Saranno raffiche di burrasca, quelle attese, che sulle coste tirreniche della Sicilia nord-orientale — penso alla zona tra Ortoliuzzo e Acqualadroni — potranno viaggiare stabilmente sopra i 100 chilometri orari, con picchi che, nelle ore notturne tra le 22 e le 4, toccheranno e forse supereranno i 120, se non i 150 chilometri orari nelle aree più esposte o in corrispondenza di determinati canalizzazioni orografiche. Numeri che non appartengono alla semplice “ventilazione sostenuta”, ma alla categoria tecnica della tempesta, quella per cui le finestre tremano nei telai e gli alberi, quelli con radici meno profonde, cedono come fuscelli.
La Sicilia sotto la morsa del libeccio e la conta dei danni nel Sud Sardegna
La risposta del territorio, dinanzi a simili previsioni, non si è fatta attendere, sebbene con un mosaico di decisioni che restituiscono l’immagine di una regione, la Sicilia, chiamata a reagire quasi in tempo reale. A Palermo, dove il sindaco Roberto Lagalla ha optato per la linea più prudente firmando l’ordinanza di chiusura totale delle scuole di ogni ordine e grado — una scelta imitata poi da Capaci e Villabate — la minaccia non è tanto l’allerta cromaticamente più elevata, che resta gialla, quanto la previsione di raffiche che lambiranno i cento all’ora in aree urbane densamente popolate -7. Più a est, nella provincia di Messina, il quadro si fa ancora più netto: a Milazzo il sindaco Pippo Midili ha disposto non solo la serrata degli istituti scolastici ma anche l’inaccessibilità di cimiteri, ville e giardini pubblici, beni comuni che restano baluardi invalicabili finché il vento non deporrà la sua furia -2. E il vento, intanto, ha già cominciato a mordere la pietra e l’asfalto. Nel tardo pomeriggio, l’Anas è stata costretta a un provvedimento drastico ma inevitabile: la chiusura momentanea di un tratto della SS113 Settentrionale Sicula in zona Capo Calavà, nel territorio di Gioiosa Marea. Qui le gallerie Calavà I e Calavà II, comprese tra il chilometro 83,700 e 85,800, sono state interdette al transito; l’automobilista che si trovasse a dover percorrere quei luoghi deve ripiegare sulla SP133 o immettersi sull’autostrada A20, unico modo per aggirare un tratto di costa dove l’aria si è fatta improvvisamente solida -4-9.
Non è, però, la sola Sicilia a subire l’assalto. Spostando lo sguardo verso il Tirreno meridionale, la Sardegna sta vivendo ore di analoga apprensione. È il maestrale, questa volta, a seminare disagi: a Villasimius, nel Sud Sardegna, l’onda d’urto delle raffiche ha letteralmente scoperchiato parte della copertura dell’Istituto comprensivo, proprio l’ala che ospita le aule della scuola primaria. Si è trattato di attimi di paura autentica, sebbene l’episodio non abbia avuto conseguenze fisiche sulle persone: i bambini, in quelle ore, non erano presenti perché impegnati nei festeggiamenti di Carnevale, una coincidenza che ha trasformato quella che poteva essere una tragedia in un danno, pur grave, esclusivamente strutturale. Il vento, in quella porzione di isola, ha anche sradicato alberi e reso temporaneamente inagibili alcuni spazi aperti, mentre i collegamenti marittimi, in particolare la rotta Napoli-Cagliari, hanno subito interruzioni e rallentamenti a causa del moto ondoso proibitivo.
La Calabria e l’avvicinarsi del ciclone Ulrike, il mare in tempesta come una diga
Nel frattempo, più a sud, la Calabria affila le armi per l’arrivo del ciclone, cui è stato assegnato il nome di Ulrike. Le proiezioni dei modelli, in questo caso, assumono contorni quasi apocalittici per chi vive di mare o lungo le coste: il Tirreno cosentino, il lametino, il vibonese e il reggino tirrenico si preparano a ricevere raffiche che sui crinali montuosi potrebbero toccare punte comprese tra i 130 e i 140 chilometri orari -1. Non è solo questione di vento, però. Quando la pressione cala e la forza dello scirocco o del libeccio spinge la massa liquida verso terra, è il mare stesso che cambia natura. Perde la sua consistenza ondulata e diventa un ariete: sono attese onde fino a 6 metri di altezza, forse più, capaci di scavare la costa, erodere i litorali e rendere insicure le infrastrutture portuali. La Protezione civile calabrese ha pertanto diramato l’allerta arancione su tutta la fascia tirrenica, mantenendo la gialla sullo Ionio, dove i venti di caduta potrebbero comunque generare improvvise e localizzate criticità -1.
La domanda, a questo punto, non è tanto quando passerà questa perturbazione, ma quale sarà lo stato dei luoghi al suo termine. I territori coinvolti, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Sardegna al basso Tirreno, arrivano a questo appuntamento con il maltempo già provati da settimane di piogge incessanti e venti sostenuti; il terreno è saturo, gli alvei fluviali già carichi, e il ripetersi di questi eventi in un arco temporale così ristretto non fa che aumentare l’esposizione al rischio idrogeologico. Non vi è, in questa concatenazione di depressioni e cicloni, alcuna eccezionalità statistica se non nella frequenza e nell’intensità con cui si susseguono, segnale di una circolazione atmosferica che ha preso una piega difficile da invertire. E mentre giovedì avanzerà con le sue raffiche e le sue mareggiate, l’unica certezza, per chi vive in queste terre, è che la battaglia contro il vento non si vince: si resiste, si mettono in sicurezza le persone, e poi si aspetta che passi, per contare i danni e ricominciare.




