Glp-1, la corsa al farmaco che divide il mondo in due
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Redazione Salute
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Cinque milioni di britannici hanno già utilizzato almeno una volta un farmaco della famiglia Glp-1, e altri milioni dichiarano che potrebbero farlo. È un fenomeno sanitario che sta rapidamente diventando anche economico e sociale: secondo l'indagine PwC su oltre 2.300 adulti nel Regno Unito, il 9% ha già fatto ricorso a questi medicinali e un ulteriore 18% prenderebbe in considerazione il trattamento. L'arrivo anche della prima formulazione orale approvata per il controllo del peso potrebbe accelerarne ulteriormente la diffusione.
Un mercato da centotrenta miliardi di dollari
Il mercato globale dei farmaci Glp-1 per obesità e diabete è destinato a raggiungere i 130-135 miliardi di dollari entro il 2030, con circa 40 milioni di pazienti in trattamento, rispetto ai 25 milioni stimati per il 2026. È la proiezione di UBS, che indica nell'obesità il principale motore di crescita e nella bassa penetrazione tra i pazienti eleggibili il margine per un'espansione dei volumi nel lungo periodo.
I numeri aiutano a capire perché l'editoriale firmato da Luc Hagenaars e Laura Schmidt su Science abbia suscitato un dibattito che va oltre la clinica: i Glp-1 non sono soltanto una terapia, sono un settore industriale in rapidissima espansione, con incentivi commerciali che possono entrare in conflitto con gli obiettivi di salute pubblica.
Chi ha diritto alla cura
Secondo un'analisi pubblicata su Lancet Diabetes & Endocrinology e condotta su oltre 800mila adulti in 99 Paesi, il 27% della popolazione mondiale tra i 25 e i 64 anni rientrerebbe nei criteri di eleggibilità ai Glp-1, vale a dire circa 799 milioni di persone. La quota più alta si registra in Europa e Nord America, con il 42,8%, seguita dalle isole del Pacifico con il 41%. Le donne risultano più eleggibili degli uomini (28,5% contro 28%) e gli anziani più dei giovani (38,3% contro 17,9%).
Un bacino di pazienti enorme, quattro quinti del quale vive in Paesi a basso e medio reddito, che solleva la questione centrale dell'editoriale: chi avrà effettivamente accesso a queste terapie e chi resterà escluso.
In Italia il peso resta sul paziente
In Italia la distinzione è netta e dipende dalla patologia per cui il farmaco viene prescritto. Per il diabete di tipo 2, semaglutide (Ozempic, Rybelsus), liraglutide (Victoza), dulaglutide (Trulicity) ed exenatide sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale in classe A, secondo la Nota Aifa 100, con prescrizione da parte dei medici di medicina generale e degli specialisti autorizzati.
Per la gestione del peso corporeo, molecole come Wegovy e Saxenda restano invece in classe C, interamente a carico del cittadino, con costi che variano tra i 200 e i 500 euro al mese a seconda del dosaggio e del prodotto. I dati Aifa mostrano una crescita imponente dei consumi: le confezioni di semaglutide rimborsate sono passate da circa 322mila nel 2020 a oltre 4 milioni nel 2024, mentre nel canale privato si è passati da circa 29mila a oltre 326mila confezioni nello stesso arco di tempo.
La spesa pubblica e il rischio di disuguaglianze
La Lombardia ha registrato nel 2025 un aumento del 20% della spesa pubblica per la semaglutide, che secondo i dati di Federfarma è stato il principio attivo a maggior spesa per il sistema sanitario regionale, seguito dalla tirzepatide. La Regione ha stanziato 2 milioni di euro per fornire i farmaci gratuitamente o a prezzi calmierati alle persone con elevata fragilità sociale.
Il nodo, per gli autori dell'editoriale su Science, è che l'alto prezzo dei farmaci di marca rischia di ampliare le disparità di accesso e alimentare la domanda di prodotti contraffatti o non approvati: l'Aifa ha già segnalato casi di penne falsificate distribuite attraverso canali illegali e social network.
Nello stesso tempo, l'industria alimentare sta rispondendo alla riduzione della domanda di cibo ultraprocessato con prodotti riformulati e confezioni più piccole, un adattamento commerciale che secondo Hagenaars e Schmidt non affronta le cause strutturali dell'obesità.
L'effetto a tavola e il paradosso della prevenzione
Negli Stati Uniti i Glp-1 stanno già modificando il modo in cui le persone mangiano e, di conseguenza, il modo in cui i ristoranti pensano i menu: porzioni ridotte, piatti più leggeri, attenzione diversa agli ingredienti. È un effetto collaterale non previsto di una classe di farmaci nata per il diabete e oggi protagonista della terapia dell'obesità.
Ma proprio questa capacità di ridurre il consumo di cibo ultraprocessato, osservano gli autori, potrebbe spostare l'attenzione pubblica dalle cause sistemiche della malattia alla sola soluzione farmacologica, con il rischio di medicalizzare le conseguenze di un ambiente alimentare che continua a produrre obesità. La domanda posta da Science resta aperta sul piano delle politiche sanitarie: se il farmaco diventa l'unica risposta accessibile, chi non può permetterselo resta fuori dalla cura.
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