Nirsevimab, il farmaco contro la bronchiolite e le disparità regionali
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
La recente decisione del Ministero della Salute di impedire alle Regioni meridionali e al Lazio l’erogazione gratuita del Nirsevimab ha sollevato molte domande. Questo anticorpo monoclonale, prodotto da Sanofi, è stato classificato in fascia C dall'Aifa, il che significa che non rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Le Regioni in piano di rientro dal disavanzo sanitario, come Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Sicilia, non possono quindi garantire la somministrazione gratuita del farmaco.
Il Nirsevimab è un anticorpo monoclonale utilizzato per prevenire la bronchiolite nei neonati, una malattia respiratoria causata dal virus respiratorio sinciziale (VRS). Questa infezione può portare a gravi complicazioni nei bambini piccoli, causando ogni anno la morte di circa 100.000 bambini sotto i cinque anni a livello mondiale. La campagna di prevenzione del VRS in Toscana partirà il primo novembre, con l'obiettivo di proteggere i più piccoli durante il periodo di maggiore rischio.
La decisione di escludere alcune regioni dall'erogazione gratuita del Nirsevimab è stata motivata dalla necessità di contenere i costi sanitari. Tuttavia, questa scelta ha sollevato preoccupazioni riguardo alle disparità regionali nell'accesso alle cure. Mentre la Toscana e altre regioni non in piano di rientro potranno somministrare il farmaco gratuitamente, le regioni meridionali e il Lazio dovranno fare i conti con le limitazioni imposte dal disavanzo sanitario.
Il Ministero della Salute ha chiarito che la classificazione del Nirsevimab in fascia C è dovuta al fatto che si tratta di una prestazione extra Lea. Questo significa che il farmaco non è considerato essenziale e, pertanto, non può essere erogato gratuitamente nelle regioni con disavanzo sanitario.




