Bronchiolite, il governo in ritardo e manca il farmaco

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è affatto chiuso il caso del nirsevimab, il farmaco preventivo contro la bronchiolite nei neonati che pochi giorni fa aveva costretto il ministro della Salute Orazio Schillaci a un frettoloso dietrofront. Dopo averne inizialmente vietato la distribuzione alle regioni in "piano di rientro" – quelle con un bilancio in deficit, praticamente tutte al sud – le proteste avevano convinto il ministero ad allargare l'accesso al farmaco a tutto il territorio nazionale a spese del Servizio sanitario, senza per la verità un piano d'azione chiaro.

Il virus respiratorio sinciziale, causa principale di bronchiolite e polmonite nei neonati, rappresenta una minaccia significativa per la salute pubblica, soprattutto nei mesi invernali. Tuttavia, l'Istituto Superiore di Sanità ha avvisato il ministro che il farmaco non va somministrato a tutti i neonati, ma solo ai più fragili – ex prematuri, cardiopatici o affetti da altre patologie – come peraltro si fa già. La questione rimane se immunizzare tutti i neonati o solo quelli nati nella stagione del virus, tra ottobre e marzo.

Le Regioni hanno lanciato un grido d'allarme sulla disponibilità del farmaco Nirsevimab-Beyfortus, un anticorpo monoclonale utilizzato per prevenire le infezioni da virus respiratorio sinciziale. In una lettera inviata al ministro della Salute e all'Agenzia Italiana del Farmaco, gli enti territoriali denunciano la carenza del farmaco, segnalando la possibilità di gravi disparità sul territorio nazionale. Dopo il clamore delle settimane scorse per lo stop in alcune regioni al "vaccino" gratuito contro la bronchiolite, il ministero della Salute è pronto a correre ai ripari con il suo inserimento nel calendario nazionale delle immunizzazioni a fianco ai vaccini già raccomandati. L'obiettivo è renderlo gratuito per i bambini da zero a due anni. Tuttavia, potrebbe essere troppo tardi, sia perché la stagione dei virus è già iniziata, sia perché non ci sono dosi a sufficienza per coprire la potenziale domanda, come hanno denunciato le Regioni e come conferma l'azienda che lo produce.

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