Il Pentagono usa Claude in Iran, nonostante lo scontro tra Anthropic e l'amministrazione Trump
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Redazione Esteri
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La macchina da guerra americana, nonostante le direttive presidenziali e le beghe contrattuali con i fornitori della Silicon Valley, continua a macinare intelligence e a pianificare operazioni. Mentre Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ordinava giovedì scorso a tutte le agenzie federali di cessare immediatamente l'utilizzo dei software di Anthropic, e il segretario alla Difesa Pete Hegseth ne decretava l’alto rischio per la sicurezza della catena di approvvigionamento, i sistemi dell’azienda di Dario Amodei erano già operativi nei cieli iraniani. Una contraddizione solo apparente, quella che vede il modello Claude utilizzato in azioni militari proprio mentre la sua creatrice viene messa al bando da Washington, e che rivela piuttosto la complessità e la velocità con cui l’intelligenza artificiale si sta integrando – volenti o nolenti – nei conflitti moderni.
Secondo quanto ricostruito da fonti anonime citate dal Wall Street Journal e riprese da agenzie internazionali, i server del Pentagono hanno continuato a processare dati e a simulare scenari bellici attraverso Claude anche nelle ore immediatamente successive all’annuncio della messa al bando. Lo strumento, lo stesso che sarebbe stato impiegato in precedenza per localizzare e mettere in sicurezza obiettivi sensibili in Venezuela, è stato utilizzato per affinare la pianificazione degli attacchi contro postazioni iraniane. La situazione paradossale, che ha visto il Dipartimento della Guerra fare affidamento su una tecnologia i cui termini di servizio ne proibiscono esplicitamente l’impiego per atti di violenza, lo sviluppo di armi o la sorveglianza di massa, ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione dei media e riacceso il dibattito etico sull’automazione bellica.
L’irruzione di OpenAI e la ritirata strategica di Sam Altman
Nel vuoto lasciato dall’ostracismo imposto ad Anthropic – che Hegseth ha accusato di aver tenuto una "masterclass di arroganza e tradimento" – si è inserita a piè pari la rivale OpenAI. In poche ore, Sam Altman ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il Pentagono per distribuire i propri modelli all'interno delle reti classificate. Una mossa che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto rassicurare l’amministrazione sulla piena disponibilità dell’industria tecnologica a collaborare, ma che è stata letta da molti osservatori, e successivamente dallo stesso Altman, come quantomeno affrettata. L’amministratore delegato, in un vortice di messaggi sui social media, ha ammesso di aver sbagliato i tempi, definendo l’operazione “opportunistica e approssimativa”, tanto da dover procedere con una serie di modifiche sostanziali al contratto appena firmato per blindare alcuni paletti fondamentali.
La fretta di OpenAI, giustificata dalla volontà di scongiurare una crisi più ampia che potesse mettere a repentaglio l’intero settore, si è scontrata con la reazione della sua stessa base di utenti. Il malcontento è esploso in modo tangibile: i dati relativi alle disinstallazioni giornaliere dell’app di ChatGPT hanno fatto segnare un incremento del 295% rispetto alla norma, un campanello d’allarme che ha costretto i vertici dell’azienda a una marcia indietro sulle clausole più controverse.
Le modifiche contrattuali e i paletti sulla sorveglianza
Le correzioni annunciate da Altman, e che verranno formalmente integrate nell’accordo con il Dipartimento della Difesa, mirano a chiarire in modo inequivocabile quelli che l’azienda considera principi non negoziabili. In primo luogo, viene introdotto il divieto esplicito di utilizzare i sistemi di OpenAI per attività di sorveglianza di massa interna, una pratica che riguarderebbe cittadini e residenti statunitensi e che, secondo la società, sarebbe già coperta e impedita dal Quarto Emendamento. Viene ribadito, inoltre, il principio della responsabilità umana nell’uso della forza, escludendo di fatto che i modelli possano essere impiegati per azionare in modo autonomo sistemi d’arma letali.
La strategia di OpenAI, però, si discosta da quella della rivale Anthropic non tanto per la sostanza dei divieti, quanto per l’approccio legale. Se quest’ultima ha cercato di imporre restrizioni etiche direttamente nei contratti, finendo per scontrarsi con un muro, Altman ha preferito ancorare le proprie garanzie al rispetto delle leggi e delle direttive già esistenti, come la dottrina del Pentagono del 2023 sulle armi autonome. Un approccio più pragmatico e flessibile, che ha permesso di trovare un’intesa in poche ore, ma che secondo alcuni critici potrebbe rivelarsi una gabbia meno solida di quanto promesso, lasciando di fatto al governo la possibilità di operare in qualsiasi modo consentito dalla legge, anche se in contrasto con lo spirito delle "linee rosse" originariamente dichiarate.
La resa dei conti con Anthropic e l’ombra delle operazioni in Medio Oriente
Sullo sfondo di questa rapida riconfigurazione degli equilibri, rimane la posizione di Anthropic, che ha annunciato battaglia legale contro la designazione di "rischio per la catena di fornitura" imposta da Hegseth. Una mossa, quest’ultima, che rischia di avere effetti devastanti per l’azienda, impedendo di fatto a qualsiasi contraente del Dipartimento della Difesa di avere rapporti commerciali con la società di Amodei. Una punizione esemplare, volta a scoraggiare qualsiasi altra azienda dal porre veti sull’utilizzo bellico delle proprie tecnologie, e che arriva proprio mentre il Pentagono si trova nella paradossale condizione di dover sostituire in sei mesi un modello, Claude, che è stato l’unico finora attivamente utilizzato in operazioni classificate, incluse quelle in corso contro l’Iran.
E proprio l’emergenza mediorientale ha fatto da acceleratore e banco di prova. Nonostante l’ordine di bando, i raid in Iran sono stati pianificati con l’ausilio di Claude, un fatto che rende la transizione tutt’altro che semplice e getta una luce sinistra sull’intera vicenda. La tensione tra la necessità operativa immediata e le politiche di lungo termine, tra il desiderio di controllo dell’esecutivo e la volontà delle aziende di mantenere una parvenza di autonomia etica, si sta giocando sui tavoli della guerra, con conseguenze che vanno ben oltre le dispute contrattuali tra la California e Washington.




