Isola del Cantone, perizia sull’incidente aereo indica un errore umano sulla rotta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tragedia aerea che lo scorso aprile spezzò la vita di due uomini, precipitando tra le colline dell’entroterra genovese, trova ora una spiegazione tecnica priva di ambiguità. Secondo quanto emerge dalle consulenze depositate presso la procura, a causare la caduta dell’ultraleggero non sarebbe stato un malore improvviso del pilota, circostanza esclusa dagli accertamenti medico-legali, né un guasto tecnico al velivolo. Gli esperti, al contrario, hanno individuato nella condotta di pilotaggio la chiave dell’evento, ricostruendo una sequenza di fatti che conduce a una sottovalutazione dei pericoli dettati dal maltempo. L’aereo, partito da Mazzè con destinazione Sutri, avrebbe dunque incontrato lungo la rotta, specialmente in prossimità del territorio ligure, condizioni atmosferiche ben più avverse di quelle previste, le quali non furono affrontate con la necessaria prudenza.

La ricostruzione cinematica del volo

La consulenza cinematica affidata a Marco Borri, docente di Meccanica del volo al Politecnico di Milano, ha analizzato nel dettaglio la dinamica del percorso, tracciando quelle che furono le ultime fasi del volo. Il lavoro, che si è avvalso di dati tecnici e riscontri ambientali, delinea un quadro oggettivo di quanto accadde quel 2 aprile, concentrandosi sulle scelte operative che portarono l’aereo a sorvolare una zona caratterizzata da criticità meteorologiche. La perizia, unitamente a quella medico-legale della dottoressa Camilla Tettamanti, ha permesso di escludere in modo categorico altre ipotesi incidentali, circoscrivendo la causa a un fattore umano. I documenti, peraltro, sono già stati acquisiti nel procedimento penale e messi a disposizione delle parti costituite, segnando un passaggio decisivo nell’inchiesta.

Il contenuto delle perizie tecniche

Le conclusioni degli specialisti, come riportato dall’agenzia Ansa, sono nette e convergono nell’attribuire la responsabilità a una errata valutazione delle condizioni esterne. L’assenza di anomalie meccaniche, accertata attraverso un esame scrupoloso dei rottami, e la conferma dello stato di salute del pilota al momento dell’evento, hanno indirizzato gli investigatori verso questa unica plausibile spiegazione. Si trattò, in sostanza, di un volo che procedette nonostante l’insorgere di elementi di forte rischio, i quali avrebbero consigliato, secondo le norme della prudenza aeronautica, una modifica del piano di viaggio o addirittura una rinuncia alla prosecuzione. La rotta prescelta, che da Torino puntava verso il Viterbese attraversando l’Appennino ligure, si rivelò dunque fatale.

Lo stato dell’inchiesta giudiziaria

I fascicoli contenenti le relazioni degli esperti sono stati formalmente consegnati al pubblico ministero Paola Calleri, che coordina le indagini dei carabinieri, e ai legali che rappresentano i familiari delle vittime. Il materiale peritale costituisce ora il nucleo probatorio principale per la definizione delle responsabilità penali, offrendo una base scientifica alla ricostruzione dei fatti. La magistratura, acquisiti questi elementi, valuterà il da farsi, mentre le parti civili potranno disporre di una documentazione tecnica definitiva sulla dinamica del disastro. La morte del sovrintendente Riccardo Muci e dell’istruttore Giuseppe Gabbi, quindi, non appare più come un evento imperscrutabile, ma come l’esito di una catena causale precisa, ricostruita nel silenzio dei numeri e delle traiettorie.

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