Venezuela, l’avvocato smentisce l’arresto di Alex Saab: “False le notizie, è a casa sua”
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Redazione Esteri
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Una ridda di voci contrastanti, che emergono da fonti anonime e si scontrano con smentite ufficiali, ha riportato i riflettori internazionali sulla figura di Alex Saab, l’imprenditore colombo-venezuelano da tempo al centro di intricate vicende giudiziarie. Secondo quanto riportato da alcuni media colombiani, citando fonti militari statunitensi, Saab sarebbe stato tratto in arresto a Caracas nelle prime ore del mattino di mercoledì scorso, in un’operazione congiunta condotta dal Servizio bolivariano d’intelligence, il Sebin, e dall’Fbi americano. L’azione, stando a quelle ricostruzioni, si sarebbe svolta nel complesso residenziale Cerro Verde, e avrebbe avuto come possibile obiettivo l’estradizione dell’uomo verso gli Stati Uniti, dove è ricercato da anni. Saab, che ha ricoperto anche il ruolo di ministro dell’Industria nel governo di Nicolás Maduro, è noto per essere stato il mediatore nelle delicate trattative per la liberazione degli italiani detenuti in Venezuela, tra cui spicca il nome dell’imprenditore Carlo Trentini.
La netta smentita del legale di fiducia
A fare immediatamente chiarezza, con toni perentori, è stato però l’avvocato italiano di Saab, Luigi Giuliano. Interpellato dal sito venezuelano Tal Cual, il legale ha categoricamente definito “false” e “inventate” le notizie sulla presunta cattura del proprio assistito. “Alex Saab non è stato arrestato ed è regolarmente nella propria abitazione a Caracas”, ha affermato Giuliano, aggiungendo di essere stato in contatto diretto con lui nel corso della stessa giornata in cui le agenzie diffondevano la notizia opposta. “È a casa sua, sta bene e non esiste alcun ordine di cattura né alcuna comunicazione a suo carico”, ha precisato, smontando pezzo per pezzo la ricostruzione delle fonti anonime. Una smentita, questa, che getta un’ombra di dubbio sulla solidità delle prime informazioni trapelate e che riporta l’attenzione sul complesso rapporto tra intelligence, media e guerra di disinformazione in scenari geopolitici delicati.
Un profilo al centro di intricate vicende giudiziarie
La figura di Saab, del resto, non è nuova a questo tipo di turbinio mediatico, spesso legato alle sue attività di intermediario in affari di Stato e alle indagini che lo riguardano oltreoceano. La sua posizione, che lo ha visto ricoprire incarichi di governo a Caracas mentre era al contempo ricercato dalla giustizia americana, ne ha fatto un personaggio simbolo delle tensioni tra Washington e il regime chavista. La sua mediazione per il caso Trentini, peraltro, lo aveva riportato alla ribalta della cronaca italiana, mostrandone il ruolo di canale, a tratti indispensabile, in negoziati che i canali diplomatici tradizionali non sembravano in grado di gestire. È proprio questo intreccio tra attività economico-finanziarie, relazioni politiche di altissimo livello e procedimenti giudiziari internazionali a rendere ogni notizia che lo riguarda immediatamente sospetta e bisognosa di verifiche incrociate.
Il quadro rimane opaco tra notizie non confermate
Allo stato attuale, dunque, la situazione rimane avvolta in una coltre di opacità. Da un lato, le affermazioni di fonti statunitensi, riportate da agenzie di stampa autorevoli, che dipingono un’operazione di polizia di notevole portata e significato politico. Dall’altro, la smentita netta e personale dell’avvocato, che parla di normalità e assenza di procedimenti in corso. Quel che è certo è che l’episodio, vero o presunto che sia, riaccende i riflettori su un dossier che pareva essersi assopito dopo il cambio di amministrazione alla Casa Bianca, dove Donald Trump è di nuovo il presidente degli Stati Uniti. Le dinamiche di potere a Caracas, i rapporti con Washington e gli equilibri interni al chavismo restano pertanto lo sfondo inevitabile di una vicenda i cui sviluppi, al momento, si fermano a un incrocio di comunicati e smentite, lasciando in sospeso ogni conclusione.




