Bari, ucciso per trenta euro: il negoziante cinese confessa il soffocamento con una busta di plastica
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’odore, dicono i carabinieri intervenuti il primo maggio in una periferia di Bari, era insopportabile già dall’esterno. Proveniva da un deposito chiuso, dietro la porta del quale si intravedeva un liquido giallastro fuoriuscire lentamente. All’interno, dopo l’irruzione, è stato trovato il di Michelangelo Scamarcia, pensionato di 68 anni, scomparso dal 2 aprile. A distanza di un mese esatto dal delitto, gli investigatori hanno messo le manette ai polsi del titolare del negozio “Moda Casa” nel quartiere Carbonara: un cittadino cinese di 42 anni, Lin Wei, che in caserma ha reso una confessione tanto dettagliata quanto agghiacciante. «Abbiamo avuto una discussione – avrebbe detto agli inquirenti –, ho preso una busta di plastica, gliel’ho messa in testa e l’ho soffocato».
La dinamica e l’incidente probatorio
Il cadavere di Scamarcia, ormai in stato di avanzata decomposizione, è stato rinvenuto all’interno di quell’angusto deposito, gettato lì subito dopo l’omicidio e mai più spostato. La salma era nascosta tra scatoloni e merce invenduta, in un tentativo maldestro di occultamento che non ha però impedito ai carabinieri di insospettirsi: il cattivo odore, unito a tracce organiche visibili sotto la porta, ha portato alla perquisizione. Lin Wei, fermato con l’accusa di omicidio volontario, occultamento di cadavere e indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti, ha ricostruito a verbale i momenti della lite. Alla base del gesto, una transazione illecita legata al reddito di cittadinanza o, più precisamente, alla cosiddetta Carta di inclusione di cui Scamarcia era titolare.
Il debito e il meccanismo della cessione del credito
Secondo quanto emerso dal decreto di fermo, il meccanismo era consolidato e tutt’altro che raro in certi circuiti sommersi: Scamarcia cedeva mensilmente al negoziante l’intero importo della sua prestazione sociale – 600 euro – ricevendo in cambio 530 euro in contanti. Una pratica, quella dello smobilizzo della carta, che aggira i vincoli di spesa e alimenta un mercato parallelo di piccole usure. Ma la mattina del 2 aprile qualcosa è andato storto. Il pensionato, giunto per l’abituale scambio, ha ricevuto solo 500 euro anziché i 530 pattuiti. Una differenza di appena trenta euro, una cifra irrisoria se confrontata all’epilogo, ma sufficiente a innescare una discussione violenta. Lin Wei, forse sentendosi accusato di aver imbrogliato la vittima, ha perso il controllo e afferrato il sacchetto di plastica.
La custodia cautelare e le indagini dei carabinieri
Attualmente il 42enne si trova rinchiuso nel carcere di Bari, a disposizione della magistratura che dovrà ora verificare l’eventuale premeditazione o la presenza di aggravanti. I militari hanno già acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, anche se – a detta degli investigatori – nessun filmato ritrae l’istante del soffocamento. Quel che resta, sul piano processuale, è una confessione resa spontaneamente in caserma, destinata a essere vagliata dal giudice per le indagini preliminari. Il di Michelangelo Scamarcia, nel frattempo, è stato restituito ai familiari dopo l’autopsia, disposta dalla procura per fugare ogni dubbio sulle cause del decesso: l’esame esterno, già in sede di sopralluogo, aveva evidenziato segni compatibili con l’asfissia da costrizione meccanica. Nessun’altra persona, per ora, risulta coinvolta nel delitto. Lin Wei resta l’unico indagato, e ha ripetuto più volte agli inquirenti: «Non volevo ucciderlo, solo zittirlo. Ma la busta è stata fatale».




