La vittoria di Matteo Trullu a The Voice Kids e il destino dei piccoli campioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La proclamazione, avvenuta nella serata di sabato 14 febbraio, ha consegnato il trofeo della quarta edizione di The Voice Kids a Matteo Trullu, tredicenne di Decimomannu, in provincia di Cagliari, che ha così portato la Sardegna sul gradino più alto del podio del talent show condotto da Antonella Clerici su Rai 1 -1. Il giovane cantante, che durante le Blind Audition aveva stupito tutti con una coraggiosa interpretazione di Bohemian Rhapsody dei Queen, ha poi scelto di farsi guidare dal coach Nek, per il quale ha trionfato nella finalissima eseguendo il brano Maniac di Michael Sembello, accompagnandosi con la sua inseparabile chitarra -9. Un’esibizione, quella del vincitore, che gli ha permesso di prevalere sugli altri tre finalisti giunti all’ultimo atto: Briana Camara per il team di Loredana Bertè, Andrea Ronga per la coppia formata da Rocco Hunt e Clementino, e Francesca Lanza per il team di Arisa -5. Il meccanismo di voto, che per questa edizione ha visto l’introduzione di una giuria di qualità composta da professionisti del settore come Mara Maionchi, Ema Stokholma, Nina Zilli ed Enrico Melozzi, ha decretato il successo del giovane sardo, regalando al programma – prodotto in collaborazione con Fremantle – uno share del 23,4% e una media di 3 milioni e 382mila spettatori, con un picco del 36,1% proprio al momento dell’annuncio del vincitore -4-5.

Ora che i riflettori si sono spenti sulla finale, la domanda sorge spontanea: quale futuro attende Matteo Trullu al di là del successo televisivo? Un interrogativo, questo, che trova parziale risposta ripercorrendo le carriere di chi lo ha preceduto nell’albo d’oro del programma. La prima edizione, andata in onda nel marzo del 2023, aveva incoronato Melissa Agliottone, all’epoca dodicenne proveniente dal team di Loredana Bertè -3. Il suo percorso post-talent show era proseguito con la rappresentanza dell’Italia allo Junior Eurovision Song Contest, per poi approdare alla pubblicazione di inediti come il singolo Viole, dimostrando una certa continuità nel tentativo di costruirsi una strada nel mondo della musica nonostante la giovane età -3. La seconda edizione, trasmessa tra novembre e dicembre del medesimo anno, aveva visto invece il trionfo di Simone Grande, guidato da Clementino, il quale aveva anch’egli calcato il palco della competizione europea per giovani interpreti, classificandosi dodicesimo -3. Un percorso, il suo, che testimonia come la vetrina offerta dal programma possa talvolta aprire le porte a palcoscenici internazionali, seppur di nicchia, mantenendo viva l’esposizione mediatica.

Se questi sono i precedenti più immediati, va però ricordato come la terza edizione avesse consacrato Melissa Memeti, il cui nome si aggiunge ora a quello di Trullu in un albo che comprende anche Briana Camara, undicenne pratese di origini ivoriane, la cui avventura in questa edizione si è fermata a un passo dal podio nonostante i continui elogi ricevuti dalla sua coach, Loredana Bertè, che l’aveva definita pronta per fare il mestiere della rocker stessa -2. La piccola Briana, adottata da genitori italiani e arrivata in Italia all’età di tre anni, aveva incantato il pubblico fin dalla sua prima esibizione sulle note di Beat It di Michael Jackson, conquistando poi l’accesso alla finale con una performance di Girls Just Want to Have Fun di Cyndi Lauper, e aggiudicandosi anche l’opportunità di duettare con Noemi durante la serata conclusiva -2. Il suo percorso, seppur non vittorioso, ha messo in luce un talento cristallino che potrebbe comunque riservarle sviluppi futuri, così come accaduto per altri concorrenti che, pur non vincendo, hanno saputo sfruttare la ribalta ricevuta.

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