Guterres: "Gaza è un campo di sterminio", ma Israele mantiene il blocco agli aiuti
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Redazione Esteri
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Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha definito Gaza un "campo di sterminio", denunciando una crisi umanitaria che, aggravata dall’ultimo stop imposto da Israele agli aiuti, sta raggiungendo livelli insostenibili. A inizio marzo, il governo di Tel Aviv ha infatti deciso di chiudere nuovamente i valichi, impedendo l’ingresso di cibo, carburante e medicine, mentre i bombardamenti sulla Striscia sono ripresi con intensità.
Secondo i dati dell’Onu, sono almeno 60 mila i bambini che soffrono di malnutrizione acuta, un numero destinato a crescere se il blocco persisterà. Guterres, senza mezzi termini, ha ribadito che un cessate il fuoco rimane l’unica soluzione per evitare una catastrofe, ma le parole del segretario si scontrano con la linea dura del governo Netanyahu. Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha giustificato la misura come una pressione necessaria per ottenere la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani dei gruppi armati, tra cui Rom Braslavski, uno dei 59 prigionieri (24 dei quali vivi), il cui disperato appello – diffuso ieri in un video dalla Jihad islamica – è rimasto inascoltato.
La strategia israeliana, tuttavia, non si limita alla questione degli aiuti. Katz ha annunciato che le truppe resteranno "indefinitamente" non solo a Gaza, ma anche in alcune aree del Libano e della Siria, confermando un’espansione del conflitto che rischia di protrarsi a lungo. Intanto, fonti interne all’establishment militare israeliano, citate dalla tv pubblica Kan, hanno stimato che le scorte alimentari nella Striscia potrebbero esaurirsi entro un mese, un dato che spiegherebbe le dichiarazioni del ministro della Difesa, il quale, dopo aver inizialmente parlato di un piano per la distribuzione degli aiuti, ha fatto marcia indietro sotto la pressione dei partner di governo più radicali.




