Francia, addio a Windows negli uffici pubblici: la svolta open source è legge

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è un momento, nella storia tecnologica di una nazione, in cui le parole d’ordine come “sovranità” smettono di essere slogan per trasformarsi in decreti. La Francia, come riportano le agenzie, ha appena varcato quella soglia. La Direzione interministeriale per il digitale (Dinum) ha infatti ufficializzato l’abbandono del sistema operativo Windows sui dispositivi della Pubblica Amministrazione, sostituendolo progressivamente con distribuzioni Linux. Non si tratta di una sperimentazione circoscritta, bensì di un’operazione sistematica che toccherà i ministeri e i loro enti, imponendo loro una vera e propria inversione di rotta nell’approvvigionamento tecnologico.

La decisione, maturata durante un seminario interministeriale tenuto l’8 aprile, arriva in un contesto geopolitico ben preciso che ha ormai compiuto il suo primo anno di presidenza Trump: l’amministrazione americana, con la sua “ostilità” percepita verso i partner europei e il legame stretto con i colossi del tech, ha agito da catalizzatore per le politiche di indipendenza del Vecchio Continente. Il governo francese, attraverso le voci del ministro dell’Azione pubblica David Amiel e della ministra dell’IA Anne Le Hénanff, ha ribadito un concetto ormai divenuto dogma a Parigi: non è più accettabile che i dati strategici e le infrastrutture dipendano da regole e rischi che Parigi non controlla.

La tabella di marcia imposta dalla Dinum

Il cronoprogramma è stringente, quasi a voler bruciare le tappe di una dipendenza ormai trentennale. Entro l’autunno, ogni dicastero dovrà presentare un piano dettagliato che identifichi le criticità legate ai software extracomunitari e proponga una roadmap per la migrazione a Linux. Questo piano non riguarda solo il sistema operativo in sé, ma si estende a macrocategorie cruciali come l’intelligenza artificiale, gli antivirus, i database e le infrastrutture di rete. L’obiettivo, dichiarato senza mezzi termini, è quello di “rompere la dipendenza”, passando da una fase di mero riconoscimento del rischio a una di azione concreta.

Non mancano, a supporto di questa transizione, i precedenti virtuosi che ne dimostrano la fattibilità. La Gendarmerie nationale, già dal 2008, ha sviluppato “GendBuntu”, una distribuzione basata su Ubuntu che oggi equipaggia stabilmente oltre centomila postazioni. L’esperienza delle forze dell’ordine – che ha generato risparmi stimati nell’ordine dei milioni di euro all’anno – rappresenta oggi il banco di prova su cui la Dinum intende modellare il futuro “FranceOS”. Quest’ultimo, sebbene non ancora ufficialmente battezzato, dovrebbe poggiare sulle versioni LTS di Ubuntu per garantire stabilità e supporto a lungo termine.

La rivoluzione silenziosa dei dati sanitari

Uno dei capitoli più delicati di questa offensiva per la sovranità digitale riguarda la gestione dei dati sensibili, in particolare quelli sanitari. La Caisse Nationale d’Assurance Maladie (Cnam) ha già annunciato la migrazione di ottomila dipendenti verso strumenti della piattaforma digitale interministeriale, come Tchap e FranceTransfert. Parallelamente, l’intera piattaforma nazionale dei dati sanitari verrà trasferita entro la fine del 2026 verso una soluzione ritenuta più affidabile e, implicitamente, sottratta al controllo di infrastrutture extraeuropee.

Questa mossa va letta in continuità con l’abbandono già avvenuto di strumenti come Microsoft Teams, sostituiti dalla soluzione open source “Visio”. L’amministrazione, dunque, non sta solo cambiando il “motore” (il sistema operativo), ma sta ricostruendo l’intera carrozzeria digitale dello Stato. La Suite Numérique, che già conta seicentomila utenti tra i funzionari, diventerà l’ecosistema di riferimento, includendo servizi di posta, cloud e messaggistica istantanea ospitati su server con certificazione SecNumCloud, una garanzia di ancoraggio al suolo europeo.

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