Meloni e Trump, l’accordo che mette in discussione la web tax italiana
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Redazione Interno
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Giorgia Meloni, dopo l’incontro con Donald Trump alla Casa Bianca, torna a Roma con un risultato diplomatico ma anche con un nodo da sciogliere: il futuro della digital tax italiana. Nella dichiarazione congiunta con l’ex presidente Usa, si legge la necessità di "un ambiente non discriminatorio in termini di tassazione dei servizi digitali", una posizione che rischia di mettere in discussione la tassa sui giganti del web introdotta nel 2021.
Quella che doveva essere una misura per colpire le Big Tech, accusate di elusione fiscale, potrebbe ora essere rivista o addirittura cancellata. Il ministero dell’Economia ci aveva già provato lo scorso anno, ma la maggioranza si era divisa, lasciando la questione in sospeso. Ora, con l’avvicinamento agli Stati Uniti e la pressione di un possibile ritorno di Trump alla Casa Bianca, il governo si trova costretto a fare i conti con una scelta che avrebbe ripercussioni non solo sul fisco ma anche sulle relazioni internazionali.
Il parallelo con il passato è inevitabile. Come Silvio Berlusconi a Pratica di Mare nel 2003, anche Meloni ha cercato di proporsi come ponte tra Europa e Stati Uniti, sfruttando affinità ideologiche – dalla lotta all’immigrazione irregolare alla difesa dei valori tradizionali – per aprire un canale privilegiato con Washington. Ma se allora il contesto era dominato dalla guerra al terrorismo, oggi la sfida è trovare un equilibrio tra la minaccia dei dazi americani e la resistenza europea a piegarsi a condizioni commerciali svantaggiose.
A Bruxelles, intanto, c’è chi guarda con diffidenza e chi con gratitudine alla mediazione della premier italiana. Meloni, che a Washington si presenta come europeista e a Bruxelles come trumpiana, ha giocato abilmente su due tavoli, riuscendo a strappare un impegno formale per una visita di Trump in Italia. Ma il vero banco di prova sarà la capacità di conciliare gli interessi continentali con quelli atlantici, senza che l’Italia finisca per fare da capro espiatorio in uno scontro più ampio.




