ChatGPT 5.5 alla Ue per la cybersicurezza, mentre OpenAI lancia l’agente Daybreak
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Redazione Economia
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Bruxelles, dopo l’intrusione subita a febbraio nei propri sistemi centrali, sembra intenzionata a non farsi trovare impreparata di fronte alla nuova generazione di minacce informatiche potenziate dall’intelligenza artificiale. La commissione europea ha confermato di aver ricevuto un’offerta formale da OpenAI, vale a dire l’accesso riservato al modello GPT.5-Cyber, una variante particolarmente permissiva del celebre large language model che l’azienda di Sam Altman ha messo a punto specificamente per operazioni di difesa e, con le dovute cautele, per test di penetrazione autorizzati. A dare l’annuncio, nel corso del briefing di lunedì con la stampa, è stato il portavoce Thomas Regnier, il quale ha parlato di una proposta concreta che consentirebbe all’esecutivo comunitario di valutare l’impiego del nuovo modello nelle proprie strategie di cybersicurezza, sebbene i dettagli operativi dell’accesso non siano ancora stati completamente definiti.
La mano tesa di OpenAI e il silenzio di Anthropic
A fare da tramite in questa delicata partita diplomatico-tecnologica è George Osborne, l’ex ministro delle Finanze britannico che oggi guida l’iniziativa “OpenAI for Countries” e che ha già messo sul tavolo un vero e proprio “EU Cyber Action Plan”. L’offerta, che arriva a circa un mese di distanza dalla decisione di Bruxelles di classificare ChatGPT come motore di ricerca di grandi dimensioni ai sensi del Digital Services Act (con il corollario di obblighi di trasparenza che ne è derivato), può essere letta anche come un tentativo di costruire capitale politico in Europa. Nonostante i rapporti recenti non siano stati idilliaci, la cybersicurezza è un terreno sul quale nessun governo può permettersi di dire di no. La proposta di OpenAI si distingue nettamente dall’approccio tenuto finora da Anthropic, la rivale che a suo tempo aveva lanciato Claude Mythos suscitando grande clamore. Se con OpenAI esiste una trattativa avanzata e una disponibilità concreta a condividere i modelli, con Anthropic il dialogo procede a rilento: il portavoce Regnier ha confermato che si sono tenuti quattro o cinque incontri con i rappresentanti dell’azienda guidata da Dario Amodei, ma al momento non è arrivata alcuna risposta, né positiva né negativa, in merito alla possibilità di accedere a Mythos.
Daybreak, la risposta tecnologica al Project Glasswing
Proprio mentre si consumava questo braccio di ferro diplomatico, OpenAI ha ufficialmente svelato Daybreak, un agente di intelligenza artificiale che in molti hanno immediatamente definito la risposta diretta al Project Glasswing di Anthropic. La sostanza è chiara: si tratta di un nuovo sistema pensato per trovare falle di sicurezza nei software molto prima che possano esserlo da attaccanti malintenzionati, accelerando così i tempi della difesa informatica. Il tempismo di questa mossa, come spesso accade nelle guerre tra big tech, non è affatto casuale. Claude Mythos, sebbene blindato dalle precauzioni di Anthropic, era finito in mani non autorizzate nonostante le rassicurazioni sulla sua distribuzione riservata, e il settore della sicurezza basata sull’IA è ormai diventato un campo di battaglia in cui ogni protagonista della Silicon Valley vuole piazzare la propria bandiera.
L’architettura di un cacciatore di bug autonomo
Daybreak non è un singolo chatbot né un semplice plugin, bensì una piattaforma articolata che poggia su una doppia infrastruttura tecnologica. Da un lato troviamo GPT.5-Cyber e una variante intermedia chiamata “GPT.5 con Trusted Access for Cyber”, modelli che agiscono come cervello dell’operazione; dall’altro, a fare da braccio operativo, troviamo Codex Security, l’agente specializzato nella scrittura e nell’analisi del codice che OpenAI aveva già fatto debuttare a marzo. Il sistema analizza i repository software, costruisce un modello di minaccia dinamico e valuta in modo autonomo i possibili percorsi di attacco, evitando così il problema dell’hallucination (cioè di quei falsi positivi che affliggono gli LLM meno specializzati). Una volta individuata la falla, Daybreak è in grado di validare la vulnerabilità in un ambiente isolato e di proporre – o addirittura applicare – la correzione, verificando che la patch risolva effettivamente il problema senza introdurne altri.
Modelli a livelli e il controllo delle armi digitali
La struttura di Daybreak prevede una gerarchia di accessi piuttosto rigida, pensata per bilanciare la potenza dello strumento con la necessità di evitare abusi. Il primo livello, quello di GPT.5 standard, rimane confinato a usi generici di sviluppo con le normali salvaguardie. Il secondo, il “Trusted Access”, si apre a team di difesa verificati per attività come la code review avanzata e l’analisi di malware. Il terzo livello, che rimane il più controverso, è proprio GPT.5-Cyber: una versione a cui si può accedere solo per operazioni di red teaming autorizzate, penetration testing e validazione di vulnerabilità critiche, con controlli sull’identità dell’utilizzatore molto più stringenti. L’ecosistema dei partner che hanno già aderito al programma è imponente e comprende colossi come Cisco, Cloudflare, CrowdStrike, Oracle e Palo Alto Networks. La vera posta in gioco, adesso, non è tanto chi abbia il modello più intelligente in assoluto, ma chi riuscirà a convincere i responsabili della sicurezza delle grandi infrastrutture – e le istituzioni sovranazionali come la Commissione europea – di essere il fornitore più affidabile in un’era in cui l’attacco informatico può essere orchestrato in pochi minuti da un’intelligenza artificiale.




