La vedova di Cerciello Rega contro la riduzione di pena a Hjorth: "Oltraggio alla memoria di mio marito"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roma – Non si placa il dolore di Rosa Maria Esilio, che torna a denunciare ciò che definisce un «oltraggio» alla memoria del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a coltellate nel luglio 2019 da due giovani americani nel quartiere Prati. L’ultima riduzione di pena concessa a Gabriele Natale Hjorth – scesa a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni dopo il terzo processo d’appello – ha riacutizzato una ferita mai rimarginata. «Quegli sconti sono una vergogna», ha fatto sapere la vedova attraverso il suo legale, aggiungendo che il marito, da lei chiamato «mio Eroe» con la “E” maiuscola, è stato «infangato» da una «slealtà processuale» trasformatasi in «azione denigratoria».

La vicenda giudiziaria, che ha attraversato tre gradi di giudizio, ha visto progressivamente ridursi la condanna iniziale dello statunitense, nonostante il reato – concorso in omicidio volontario – resti invariato. I giudici della Corte d’Assise, accogliendo parzialmente le richieste della procura generale, hanno infatti deciso di diminuire la pena di altri cinque mesi rispetto alla precedente sentenza, fissata a 11 anni e 4 mesi. Una dinamica che, secondo Rosa Maria Esilio, rischia di sminuire la gravità del gesto compiuto quella notte, quando Cerciello Rega, in borghese, perse la vita durante un’operazione di recupero di uno zaino rubato.

«Mio marito era un servitore dello Stato con sogni semplici», ha ricordato la donna, sottolineando come la figura del carabiniere sia stata, a suo dire, svilita nel corso dei processi. Le sue parole, cariche di sofferenza ma anche di orgoglio, riflettono l’amarezza di chi vede nella giustizia non solo una questione di condanne, ma di riconoscimento della verità. Quella stessa verità che, per lei, passa attraverso il ricordo di un uomo che indossava la divisa con dedizione, finendo per pagare con la vita il proprio senso del dovere.

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