I brillanti conti di Nvidia spingono il Titolo verso il basso e trascinano il mercato
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Redazione Economia
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La seduta si è conclusa con una marcata ondata di vendite che ha travolto quasi tutto il listino statunitense, e a far scattare la ridda di ordi «sell» ci ha pensato proprio lei, Nvidia, nonostante abbia appena sfornato numeri da capogiro. Il paradosso è solo apparente, perché il mercato, ormai saturo di aspettative e ipersensibile a ogni pur minima sfumatura, ha reagito con i nervi scoperti a quella che gli analisti definiscono una «guida» troppo cauta, o forse semplicemente in linea con previsioni già così esuberanti da rasentare l’irrealtà. L’S&P 500 ne ha risentito con un calo dello 0,5%, il Nasdaq Composite, molto più esposto ai titoli tecnologici, è arretrato dell’1,2%, mentre il Dow Jones, per una volta, ha chiuso con un simbolico rialzo, quasi a testimoniare come il malessere riguardi soprattutto il settore dell’intelligenza artificiale, o meglio, la sua percezione finanziaria. La pressione sui tecnologici si è fatta sentire eccome, e Nvidia è finita nel mirino con un -5,46% che non si vedeva dallo scorso aprile, quando a spaventare erano i dazi minacciati dall’amministrazione Trump, che oggi è di nuovo alla Casa Bianca e la cui politica commerciale resta un fattore di incertezza.
E pensare che i conti, chiusi al 25 gennaio, parlano di un utile netto che ha sfiorato i 44 miliardi di dollari, un fatturato trimestrale di 68,1 miliardi in crescita del 73% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e, particolare non da poco, un fatturato annuo che ha raggiunto i 215,9 miliardi, una cifra superiore al prodotto interno lordo di Paesi come l’Oman, il Guatemala o l’Angola. Una valanga di denaro che ha portato l’utile dell’intero anno fiscale 2025 oltre i 117 miliardi, un dato che da solo varrebbe una capitalizzazione di tutto rispetto. Eppure, non è bastato. Gli investitori, ormai abituati a crescere a tassi del 200 per cento, hanno letto tra le righe della guidance, dove Nvidia prevede per il primo trimestre fiscale del 2026 ricavi per 78 miliardi di dollari, una cifra che, seppur superiore ai 73 miliardi stimati dal consensus, ha deluso chi sperava in un balzo fino a 80 miliardi. Una differenza di poche unità che ha scatenato i venditori, dimostrando quanto il sentiment su questo titolo sia ormai legato a doppio filo con la psicologia più che con i fondamentali.
La divisione data center e l’insaziabile fame di AI
A trainare questa straordinaria macchina da guerra è stata, come ormai consuetudine, la divisione Data Center, che ha chiuso il trimestre con entrate record per 62,3 miliardi di dollari, in aumento del 75% rispetto a un anno fa, per un fatturato annuo di 193,7 miliardi in crescita del 68%. Numeri che confermano come l’intelligenza artificiale non sia affatto una bolla, almeno dal punto di vista degli ordini, e come le aziende clienti, i cosiddetti hyperscaler, continuino a investire senza riserve. Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha più volte ribadito il concetto: la potenza di calcolo, oggi, è direttamente proporzionale ai ricavi, e chi la possiede può trasformarla in profitti reali. Durante la conference call con gli analisti, Huang ha cercato di smorzare i timori di un rallentamento, parlando di un’adozione massiccia dell’intelligenza artificiale cosiddetta «agentica», quella capace di operare in autonomia, e sottolineando come i clienti stiano già vedendo crescere i propri flussi di cassa grazie a questi investimenti. Un ottimismo che, a quanto pare, non ha contagiato i trader, forse più preoccupati dalla sostenibilità di una crescita che, per Nvidia, è stata talmente esponenziale da rendere quasi impossibile replicare gli stessi tassi percentuali.
Il nodo della Cina e le incertezze geopolitiche
Un altro fattore che ha contribuito alla prudenza del mercato riguarda la Cina, un mercato dal quale Nvidia, per ora, continua a escludere qualsiasi ricavo significativo nelle proprie previsioni. L’amministrazione americana, con Trump nuovamente alla guida, ha concesso licenze limitate per l’invio di alcuni chip H200, ma si tratta di quantitativi irrisori e soggetti a verifiche e dazi del 25% all’ingresso negli Stati Uniti. La situazione rimane fluida e complessa, con Pechino che deve ancora dare il via libera definitivo a molte operazioni. Nvidia, nei suoi bilanci, preferisce non inserire voci che possano rivelarsi aleatorie, e questa mancanza di visibilità su un mercato che da solo varrebbe decine di miliardi non fa che alimentare le incertezze, in un contesto già di per sé teso per le forniture globali di semiconduttori. C’è poi la questione della memoria, con una carenza di chip che sta frenando, in particolare, il settore gaming, i cui ricavi sono risultati inferiori alle attese fermandosi a 3,73 miliardi. Una goccia nell’oceano rispetto ai numeri dei data center, ma un segnale che nemmeno Nvidia è immune dalle turbolenze della filiera.




