Cuba in piazza per Raúl Castro, cresce lo scontro con gli Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Cuba è scesa in piazza per Raúl Castro dopo l’incriminazione annunciata dagli Stati Uniti contro l’ex leader cubano. Migliaia di persone si sono radunate all’Avana davanti alla Piattaforma anti-imperialista José Martí, situata di fronte all’ambasciata americana, trasformando la protesta in una risposta diretta a Washington. Le autorità cubane hanno definito le accuse “menzogne e distorsioni”, mentre il presidente Miguel Díaz-Canel ha affidato a X un messaggio di sostegno all’ex presidente, sottolineando che l’attacco contro Castro arriva a pochi giorni dal suo 95esimo compleanno. Nella capitale cubana il clima si è rapidamente irrigidito, con slogan contro gli Stati Uniti e una mobilitazione che ha coinvolto migliaia di sostenitori del governo.

Secondo Washington, Raúl Castro sarebbe tra i responsabili dell’abbattimento di due aerei civili avvenuto nel 1996, episodio nel quale morirono tre cittadini americani. L’accusa ha aperto una nuova fase di tensione tra i due Paesi, già segnati da rapporti difficili e da anni di sanzioni. L’Agencia cubana de noticias ha diffuso immagini della manifestazione e ha ribadito che il popolo cubano si sta mobilitando contro le “ultime accuse del governo degli Stati Uniti”. Nel frattempo il tema è diventato centrale anche nel dibattito politico interno, con la leadership cubana che prova a trasformare la pressione americana in un momento di compattezza nazionale.

Le accuse degli Stati Uniti e la risposta del governo cubano

L’amministrazione statunitense continua ad aumentare la pressione sull’isola mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sulla guerra in Iran. Washington considera Cuba un avversario storico e un alleato strategico di Cina, Russia e Iran, una posizione sostenuta anche dal segretario di Stato Marco Rubio. Parallelamente gli Stati Uniti hanno intensificato le misure contro GAESA, il grande conglomerato controllato dai militari cubani che domina una parte significativa dell’economia nazionale. In questo contesto l’incriminazione di Raúl Castro viene interpretata all’Avana come un ulteriore segnale di escalation politica e diplomatica.

Le parole diffuse da Díaz-Canel hanno contribuito a rafforzare il messaggio del governo cubano. Il presidente ha scritto che il tentativo di colpire Raúl Castro rappresenta “una motivazione straordinaria” per celebrare la sua vita politica, mentre durante la protesta sono emersi anche toni molto duri contro Donald Trump. La manifestazione davanti all’ambasciata americana è stata presentata dai media statali come una dimostrazione di unità contro le pressioni esterne. Allo stesso tempo le autorità cubane insistono nel respingere ogni responsabilità sull’episodio del 1996, contestando apertamente la ricostruzione fornita dagli Stati Uniti.

Paura, autocensura e tensione crescente all’Avana

Dietro la mobilitazione organizzata dal governo cresce però anche la tensione interna. Secondo un sondaggio diffuso da Cuba Data, oltre il 44% della popolazione preferisce non esprimersi pubblicamente su quanto sta accadendo. Il dato viene collegato a una forma di autocensura che, secondo quanto riportato, non deriverebbe soltanto da disillusione o distanza dalla politica, ma da una valutazione concreta dei rischi in un contesto segnato dalla repressione. La crisi tra Washington e L’Avana si intreccia così con un clima di forte pressione sociale e politica all’interno dell’isola.

Mentre gli Stati Uniti mantengono una linea dura verso Cuba, la protesta organizzata nella capitale cubana mostra quanto la figura di Raúl Castro resti centrale nella narrativa del governo. La presenza di migliaia di persone davanti all’ambasciata americana ha avuto anche un valore simbolico, trasformando la tribuna anti-imperialista José Martí nel punto visibile dello scontro tra i due Paesi. Le accuse americane, la risposta del regime e il timore crescente tra parte della popolazione stanno alimentando una fase di tensione che coinvolge politica estera, controllo interno e rapporti diplomatici già profondamente deteriorati.

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