MacBook Air e MacBook Pro si rifanno il look con i nuovi chip M5: ecco tutte le novità

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’ondata di annunci proveniente da Cupertino, in una mossa che sembra studiata per rubare la scena al Mobile World Congress di Barcellona, ha portato con sé una ventata di aria nuova per l’intera linea di computer portatili della mela morsicata. Apple ha infatti ufficializzato l’arrivo dei nuovi MacBook Pro da 14 e 16 pollici, spinti dai chip M5 Pro e M5 Max, e contestualmente ha svelato anche il nuovo MacBook Air con processore M5, andando così a ridefinire l’offerta sia per i professionisti della creatività sia per l'utenza cosiddetta "consumer" che cerca il miglior rapporto tra prestazioni e portabilità. Si tratta di un aggiornamento profondo, che non si limita a un semplice ritocco delle specifiche tecniche, ma che va a toccare l’architettura stessa dei chip, con implicazioni importanti su prestazioni, intelligenza artificiale e autonomia.

La rivoluzione silenziosa dei chip M5 Pro e M5 Max: addio ai vecchi paradigmi

Il cuore pulsante dei nuovi MacBook Pro, i chip M5 Pro e M5 Max, segna un punto di svolta significativo nella filosofia progettuale di Apple Silicon. Abbandonando l'approccio tradizionale che prevedeva un singolo die monumentale, gli ingegneri di Cupertino hanno optato per una cosiddetta "Fusion Architecture", una soluzione che combina due chip distinti all'interno di un unico sistema su chip (SoC). Uno di questi chip è dedicato alle funzioni di CPU e input-output, mentre l'altro si occupa esclusivamente della gestione grafica; i due sono collegati da un ponte ad alta velocità che garantisce latenze bassissime, facendoli funzionare come se fossero un blocco unico e coeso. Questa scelta progettuale, che in passato era stata riservata alla creazione dei chip Ultra, viene ora estesa per la prima volta ai modelli Pro e Max, con l'obiettivo dichiarato di ottimizzare la potenza e l'efficienza in modo modulare. Il risultato, stando ai primi dati diffusi da Apple, è un incremento delle prestazioni di picco per l'intelligenza artificiale che può arrivare a essere quattro volte superiore rispetto alla generazione precedente, con benefici tangibili in operazioni come la generazione di immagini o l'elaborazione di comandi per i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), che possono essere gestiti interamente in locale sul dispositivo.

A cambiare radicalmente non è solo l’assemblaggio dei chip, ma anche la gerarchia dei core della CPU. Con l’introduzione dei nuovi processori, Apple ha rivisto la nomenclatura e la funzione dei core: accanto ai tradizionali core ad alta efficienza, che rimangono per le operazioni meno gravose, fanno la loro comparsa i "super core", progettati per offrire le prestazioni single-thread più elevate al mondo, e i nuovi "performance core", ottimizzati per gestire carichi di lavoro multi-thread con un occhio di riguardo al consumo energetico. Nei modelli M5 Pro e M5 Max, la CPU arriva a contare fino a 18 core, di cui sei sono questi nuovi super core e dodici sono performance core, una combinazione che promette di gestire con scioltezza anche i flussi di lavoro professionali più complessi, dalla compilazione di codice al rendering 3D, con un miglioramento prestazionale che Apple stima intorno al 30% rispetto ai chip M4 della precedente generazione.

MacBook Pro con M5 Pro e M5 Max: specifiche al top e storage raddoppiato

I nuovi MacBook Pro, pur mantenendo inalterato il design con il display Liquid Retina XDR e il in alluminio, nascondono sotto la scocca una potenza di calcolo notevolmente superiore. Oltre alla già citata CPU, la vera differenza tra i due modelli la fa il comparto grafico: il chip M5 Pro può contare su una GPU fino a 20 core, mentre l’M5 Max raddoppia la posta arrivando a 40 core, ognuno dei quali integra al suo interno un acceleratore neurale dedicato alle operazioni di intelligenza artificiale. Questa architettura consente di gestire attività come il machine learning e l’analisi di grandi moli di dati con una fluidità e una rapidità mai viste prima su un portatile. La memoria unificata, fondamentale per questi carichi di lavoro, arriva fino a 64 GB con una banda passante di 307 GB/s per l’M5 Pro, e fino a 128 GB con 614 GB/s per l’M5 Max, permettendo così di trattare dataset complessi e modelli di AI particolarmente estesi senza intoppi.

Apple ha inoltre colto l’occasione per potenziare sensibilmente l’archiviazione. Il nuovo SSD, con velocità di lettura e scrittura che toccano i 14,5 GB/s, è fino a due volte più rapido del precedente, e questo si traduce in un vantaggio concreto per chi lavora con file di grosse dimensioni, come video in 8K o enormi banche dati. A beneficiarne è anche la capacità di base, che è stata raddoppiata: i MacBook Pro con M5 Pro partono ora da 1 TB, mentre quelli con M5 Max da 2 TB, un miglioramento non da poco che giustifica in parte l’aumento dei prezzi. Sul fronte della connettività, fanno il loro esordio le porte Thunderbolt 5, integrate direttamente nel chip e in grado di garantire un trasferimento dati fulmineo, e il chip wireless N1, progettato internamente da Apple per supportare gli ultimi standard Wi-Fi 7 e Bluetooth 6.0.

MacBook Air M5: il popolare portatile si evolve puntando su AI e autonomia

Parallelamente ai potenti Pro, Apple ha rinnovato anche la sua linea più accessibile e diffusa, quella dei MacBook Air. Le nuove versioni da 13 e 15 pollici accolgono a bordo il chip M5, che pur non raggiungendo le vette dei fratelli maggiori, introduce miglioramenti sostanziali in termini di prestazioni e, soprattutto, di capacità di elaborazione legate all’intelligenza artificiale. La CPU a 10 core e la GPU, disponibile in versioni da 8 o 10 core, lavorano in sinergia con un Neural Engine potenziato e con acceleratori neurali integrati in ogni core grafico, rendendo il piccolo Air sorprendentemente reattivo nell’eseguire compiti di machine learning direttamente sul dispositivo, senza doversi appoggiare a server esterni. Questo si traduce in una maggiore velocità per attività quotidiane come l'editing fotografico, la transcodifica video o l'utilizzo di funzionalità avanzate del sistema operativo.

Sul fronte della dotazione, il nuovo MacBook Air segue la scia del fratello maggiore Pro per quanto riguarda la connettività, adottando anch'esso il chip N1 per il supporto a Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, e mantenendo la pratica fotocamera Center Stage da 12 megapixel, ideale per le videochiamate. Anche la memoria di archiviazione di base subisce un incremento significativo, passando a 512 GB per il modello entry-level, una mossa che raddoppia lo spazio a disposizione senza aumentare il prezzo di listino, se non in misura minima. L’autonomia, punto di forza della linea, rimane invariata e si attesta sulle 18 ore, un valore che, unito alla rinnovata potenza di calcolo e al design privo di ventole, conferma il MacBook Air come il compagno ideale per chi ha bisogno di un computer leggero, versatile e sempre pronto a rispondere, che sia per lavoro, per studio o per il tempo libero.

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