Medvedev, ira in campo a New York: caos per un fotografo e sei minuti di stop

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Daniil Medvedev ha trasformato un match point in un’esplosione di rabbia, scatenando sei minuti di caos puro durante il suo incontro al primo turno degli US Open contro il francese Benjamin Bonzi. L’episodio, che ha congelato il gioco, ha avuto origine dall’intrusione di un fotografo sul campo, un evento che l’arbitro Greg Allensworth ha gestito ordinando la ripetizione del primo servizio. Una decisione che il russo, noto per il suo carattere sanguigno, non ha digerito affatto.

Dirigendosi con fare minaccioso verso la sedia dell’arbitro, Medvedev ha esordito con un secco «Vuoi andare a casa?», in un crescendo di proteste che hanno immediatamente elettrizzato la folla. Non pago della reazione ottenuta, si è poi girato verso le telecamere, aizzando ancor di più il pubblico con la sua versione dei fatti: «Ragazzi, vuole andare a casa, per questo ha fatto ripetere la prima!». Il boato che ne è seguito ha reso di fatto impossibile, per diversi minuti, la ripresa delle ostilità sul campo.

Lo sfogo, sebbene plateale, è stato in seguito parzialmente ridimensionato dallo stesso tennista nel post-partita. Medvedev ha specificato di non avere nulla contro il fotografo in sé, bensì di aver contestato fermamente il principio applicato dall’arbitro. «Ogni volta che c'è rumore», ha osservato, «non è che restituisci la prima di servizio». Una scelta che, paradossalmente, gli ha concesso un prezioso respiro per riconcentrarsi e rientrare psicologicamente in partita, tanto da definire il tutto «un momento divertente da vivere».

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