Meloni promette tagli alle tasse per il ceto medio, ma la strada è ancora lunga
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Redazione Interno
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Giorgia Meloni, che da tempo si trova nel mirino delle proteste – siano esse legate alla questione palestinese, al lavoro o alle pensioni – ha ribadito la volontà di ridurre la pressione fiscale sul ceto medio, un bacino elettorale cruciale per la maggioranza. Durante il suo intervento agli Stati generali dei commercialisti, la premier ha parlato di un taglio "equo e sostenibile", concentrandosi su giovani, famiglie e imprese. Tuttavia, come spesso accade quando si tratta di manovre fiscali, le parole devono fare i conti con la realtà dei conti pubblici.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, consapevole della necessità di mantenere sotto controllo il debito pubblico, ha frenato gli entusiasmi, ricordando che "per il taglio fiscale al ceto medio ci sono ancora due anni e mezzo". Un messaggio chiaro: senza una riduzione della spesa, ogni promessa rischia di rimanere lettera morta. Del resto, non è la prima volta che un governo annuncia alleggerimenti fiscali, salvo poi scontrarsi con i vincoli di bilancio.
Meloni, dal canto suo, insiste sulla bontà della strategia economica adottata, sottolineando come sia necessario "consolidare la tendenza positiva" e "rafforzare la domanda interna". Ma se da un lato il linguaggio è ottimista, dall’altro mancano ancora dettagli concreti su come verrà finanziata la misura. Intanto, nelle piazze, i suoi oppositori continuano a contestarla, trasformandola nel bersaglio privilegiato di proteste che, ormai, sembrano averla eletta a simbolo di un malcontento più ampio.




