Gran Bretagna al voto, test elettorale per il premier Keir Starmer
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Redazione Esteri
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Londra. Si sono aperti questa mattina i seggi in Inghilterra, Scozia e Galles per una tornata elettorale che, nella sua sostanza amministrativa, cela un potenziale dirompente capace di ridefinire gli equilibri politici nazionali. Oltre 20 milioni di cittadini sono chiamati alle urne in quella che rappresenta la prima grande prova di fiducia – o di sfiducia – nei confronti del premier laburista Keir Starmer, giunto a Downing Street nel luglio del 2024 dopo un trionfo elettorale che già appare lontanissimo nel ricordo collettivo.
Mentre le urne resteranno aperte sino alla sera, i sondaggi diffusi alla vigilia dipingono uno scenario da spartiacque storico: non si tratta semplicemente di valutare l’operato dell’esecutivo, ma di assistere forse al tracollo definitivo del tradizionale duopolio laburista-conservatori. Secondo le piú recenti rilevazioni demoscopiche, la formazione populista di estrema destra Reform UK, guidata da Nigel Farage, veleggerebbe attorno al 25-26% delle intenzioni di voto, con i laburisti di Starmer relegati a quota 18% e gli stessi conservatori di Kemi Badenoch fermamente ancorati al 17-19%. Un dato, quest’ultimo, che suggerisce una frammentazione inedita per il Regno Unito, abituato al bipolarismo sin dai tempi della guerra. I Verdi, con il loro leader Zack Polanski alla ribalta, non sono da meno, toccando punte del 17% e insidiando i laburisti perfino nei loro tradizionali feudi urbani.
Lo spoglio, che inizierà ufficialmente solo dopo la chiusura dei seggi, riguarda un numero talmente elevato di poltrone da rendere l’esito una cartina di tornasole a tutti gli effetti. In Inghilterra si rinnovano oltre cinquemila seggi in 136 autorità locali, comprese tutte le 32 circoscrizioni della capitale Londra, mentre in Scozia si riconfermano i 129 membri del Parlamento di Holyrood e in Galles sono in gioco 96 seggi del Senedd. La posta in palio è altissima soprattutto per i laburisti, che rischiano di perdere tra il 50% e il 74% dei seggi locali attualmente in loro possesso. Una emorragia di consensi che, se confermata dai dati ufficiali, potrebbe aprire una crisi di leadership insanabile per Starmer, già messo sotto scacco dalle polemiche interne susseguite a vicende giudiziarie delicate – legate al caso Epstein – che hanno minato la sua autorità anche tra le fila del partito.
Londra, il fronte caldo dove la sinistra ambientalista sfida il governo
Il cuore pulsante della sfida batte nella capitale, dove il sistema elettorale maggioritario multi-membro potrebbe regalare sorprese clamorose. Non è un caso, questo, perché è proprio nella Grande Mela che si consuma il duello piú aspro tra i laburisti uscenti e l’onda verde di Polanski. Quartieri simbolo come Hackney, Islington o Lewisham, storicamente roccaforti rosse, sono oggi considerati collegi in bilico: un segnale che l’elettorato progressista, deluso dalla sterzata moderata di Starmer, potrebbe abbandonare la nave per abbracciare una proposta ambientalista che si fa anche eco-popolista su temi come la pace e la critica alla geopolitica tradizionale. Per Starmer, perdere il controllo di piú di cinque-sei borough londinesi significherebbe incassare un voto di sfiducia senza appello, consegnandolo nelle mani dei suoi detrattori interni.
E se Londra rappresenta il termometro del disagio urbano, le nazioni periferiche del Regno potrebbero regalare il colpo di grazia al governo. In Scozia, i sondaggi danno il Partito Nazionalista Scozzese (SNP) in ripresa, pronto a capitalizzare il malcontento verso Westminster, mentre i laburisti, che speravano in una rimonta dopo anni di oblio, sembrano destinati alla terza piazza. Tuttavia, la vera rivoluzione potrebbe avvenire in Galles: lí, il Labour è al governo da un secolo, ma le previsioni attuali indicano una competizione apertissima con Plaid Cymru e con la sorprendente avanzata di Reform UK, che potrebbe persino conquistare la leadership dell’opposizione in un parlamento che, per la prima volta, rischia di non essere a guida laburista.
Farage e la conquista delle aree industriali: un collasso del voto operaio
Ciò che appare ormai irreversibile, al di là dei numeri definitivi, è la frantumazione del voto operaio e delle classi medie. Reform UK non raccoglie piú solo i resti del vecchio elettorato conservatore radicalizzato dalla Brexit, ma scava a piene mani nel bacino tradizionale del Labour. Le aree de-industrializzate del Nord e del Midlands, cuore pulsante della working class inglese, sembrano orientarsi in massa verso la retorica anti-immigrazione e sovranista di Farage, il quale ha costruito la sua campagna sulla totale delegittimazione dell’establishment. I Conservatori, da parte loro, assistono inerti a questa emorragia duplice: perdono voti a destra con Farage e a sinistra con i laburisti, restando schiacciati in una morsa che li riduce a un partito di nicchia incapace di incidere, come testimoniano le proiezioni di Independent che li vedono ridotti a 455 seggi dagli oltre mille attuali.
Non si tratta, quindi, di una semplice sconfitta elettorale per Keir Starmer, ma della fine di una concezione della politica. I partiti cosiddetti "minori" non sono piú un optional di protesta, ma una terza via concreta per decine di elettori. I Verdi, con la loro lista di candidati giovani e un’agenda incentrata sulla crisi climatica e sul costo della vita, stanno raccogliendo i frutti di un'attività capillare nei college e nei centri urbani. Reform, al contrario, domina la periferia e le contee rurali dove il disagio economico si mischia alla paura dell’altro. La somma di queste spinte centrifughe rende impossibile qualsiasi previsione basata sui vecchi modelli, e il viaggio verso il conteggio finale dei voti – che si protrarrà fino a sabato – si annuncia ricco di colpi di scena per un paese che cerca una nuova identità politica.




