Il gladiatore dal volto d’angelo: Kimi Räikkönen incorona l’erede e avverte la Ferrari

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Aveva poco più di un anno quando Kimi Räikkönen vinceva l’ultimo mondiale personale e per la Scuderia Ferrari; oggi, quel bambino cresciuto – Andrea Kimi Antonelli – è leader della classifica piloti di Formula 1. A dividerli non è solo il tempo, con i suoi diciannove anni di distanza, ma una coincidenza anagrafica: il nome. Eppure, a guardare i numeri dell’attuale fuoriclasse della Mercedes, l’asso finlandese non ha dubbi.

“Non vinci quattro Gran Premi consecutivi se non possiedi un talento speciale”, ha dichiarato Räikkönen, oggi ritirato in una sorta di “pensione” sulle sponde del Lago di Garda dove segue da vicino la nascente carriera del figlio Robin. L’ascesa della nuova “era Kimi”, insomma, lo diverte e lo rassicura: il giro è stato chiuso, e il testimone passa a un ragazzo che sulla pista del Canada ha inflitto a George Russell, atteso a un riscatto, un colpo quasi letale in classifica.

L’analisi del mental coach: un “killer insaziabile” sotto la maschera gentile

La quarta affermazione consecutiva sul circuito di Montreal, che si preannunciava come il terreno di caccia ideale per il compagno di squadra inglese, ha portato il vantaggio di Antonelli a quota 43 lunghezze. Un distacco che fa tremare i polsi, considerando che dall’altra parte del box siede un pilota che percepisce un bottino vicino ai 40 milioni. A raccontare il dietro le quinte di questa supremazia è Riccardo Ceccarelli, mental coach di Formula Medicine.

“È una situazione che pochi avrebbero predetto”, spiega, sottolineando come faccia “fatica ad associare un ragazzo dalla faccia così angelica a un killer insaziabile”. Ceccarelli, che ha avuto modo di osservare l’evoluzione del diciannovenne, descrive un atleta la cui gentilezza nei modi cela un animale feroce quando il casco cala sul volto.

L’aneddoto che forse spiega meglio il personaggio riguarda le qualifiche e la sprint: dopo un sabato caratterizzato da una certa impazienza – il tentativo di forzare il sorpasso su Russell che non era riuscito – la domenica è arrivata la lezione. “La notte porta consiglio”, commenta il medico sportivo, e così Kimi ha mostrato una maturità rara, gestendo la gara “con meno foga e più razionalità”. Un dettaglio, questo, che lo differenzia da altri giovani fenomeni del passato recente, come Oscar Piastri, finito vittima della pressione proprio quando il titolo sembrava in tasca.

Ferrari e Verstappen: lo sguardo lungo del finlandese

Sebbene il presente della Formula 1 parli il bolognese – tra l’altro amico fraterno di Jannik Sinner, un altro italiano che ha riportato il paese ai vertici di uno sport globalizzato –, Räikkönen non ha dimenticato le sue radici a Maranello. Quando lasciò la Scuderia alla fine del 2018, il finlandese auspicò che il team trovasse presto un suo successore nell’albo d’oro. Le cose non sono andate così, ma l’Iceman vede spiragli. “Da lontano vedo segnali incoraggianti”.

Una frase, questa, calibrata e misurata, che non promette nulla ma che lascia intendere come la SF-26 stia muovendo passi nella giusta direzione per tornare a competere stabilmente, spezzando un digiuno che a Monte Carlo rischia di toccare quota 588 giorni senza una vittoria. Intanto, a tenere alto il livello tecnico assoluto resta Max Verstappen. “L’ho visto arrivare in F1 durante il mio secondo periodo in Ferrari – ricorda Räikkönen –. Max è un fenomeno. Vinse la sua prima gara in Spagna proprio davanti a me, dieci anni fa. Lì mi resi conto che era nata una stella”.

Un riconoscimento importante per l’olandese, che resta il metro di paragone per chiunque, nonostante l’attuale supremazia della Mercedes.

L’effetto Sinner e il vantaggio in classifica

Se i paragoni tra Andrea Kimi Antonelli e Jannik Sinner sono diventati un tormentone dell’estate sportiva italiana, lo stesso pilota della Mercedes preferisce tenere i piedi per terra: “Lui è più avanti, è un esempio”. La realtà, però, dice che Antonelli si trova a gestire un vantaggio da “game set and match” nei confronti di un compagno di squadra che, forse, ha iniziato a sentire il peso psicologico dell’esser stato scavalcato da un rookie. L’inglese Russell, dopo il ritiro in Canada dovuto a un guasto tecnico (il primo in 38 gare), appariva visibilmente scosso.

“Sembra che gli dei non vogliano che io sia in questa lotta”, ha confidato ai media presenti, mentre il suo distacco in classifica continua a crescere. Per Antonelli, che ha saputo sfruttare anche un pizzico di fortuna – la pioggia che non è arrivata a congelare la gara a favore delle McLaren partite con gomme intermedie –, la strada verso il titolo è ancora lunga.

Tuttavia, come sottolinea Ceccarelli, la supremazia della vettura è tale che rosicchiare 43 punti a un diciannovenne che non commette mai lo stesso errore due volte “non sarà facile per Russell”.

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