Controlli a tappeto della guardia costiera, multe e sequestri nel savonese e in Sardegna
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Redazione Interno
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Un'azione di controllo estesa e capillare, che ha attraversato l'intera penisola da nord a sud, ha interessato da vicino la filiera ittica nazionale, portando a severi provvedimenti amministrativi e a ingenti sequestri di prodotto. L'operazione complessa, battezzata "FISH_NET", è stata disposta dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto e ha visto un dispiegamento coordinato di uomini e mezzi, il cui esito finale, reso noto solo in queste settimane, conferma una vigilanza attiva e senza sconti sul settore della pesca e della distribuzione alimentare. Nel savonese, per essere precisi, l'attività ispettiva condotta sotto il coordinamento del comandante della Capitaneria di Savona, il Capitano di Vascello Matteo Lo Presti, e diretta dalla Direzione Marittima di Genova, si è conclusa con l'accertamento di violazioni in cinque esercizi commerciali, ciascuno dei quali ha ricevuto una sanzione pecuniaria per la vendita di pesce la cui qualità non rispettava i parametri stabiliti dalla legge.
Il blitz in Sardegna: un sequestro da ventotto tonnellate
Ben più consistente, per volume di merce sottratta al mercato, è risultato l'intervento nelle province di Sassari e Nuoro, dove i militari del 15° Centro Controllo Area Pesca di Olbia hanno messo a segno un'operazione di vasta portata. Il fulcro dell'indagine, che si è sviluppata nelle zone industriali di Preda Niedda e di Prato Sardo, ha riguardato due grandi centri di distribuzione di surgelati, nei quali sono state rinvenute e successivamente sequestrate ventotto tonnellate di prodotto ittico, la cui commercializzazione presentava profili di illegittimità. Gli accertamenti, partiti da un meticoloso esame dei documenti di accompagnamento delle partite di pesce, hanno infatti fatto emergere anomalie riconducibili ad aziende non correttamente censite, le quali, operando in una zona grigia del mercato, immettevano tonno e altre specie senza le necessarie garanzie di tracciabilità e sicurezza.
Documentazione irregolare e destinazione a ristoranti
La vicenda sarda, i cui dettagli tecnici sono ancora al vaglio degli investigatori, assume una rilevanza particolare considerando la destinazione finale del pesce sequestrato, che era diretto alla ristorazione e alla grande distribuzione organizzata dell'isola. Ventisei delle ventotto tonnellate complessive, per la precisione, sono state giudicate non conformi proprio a causa di quelle irregolarità documentali scoperte dalla guardia costiera, le quali, sebbene possano apparire a prima vista come mere questioni burocratiche, in realtà celano rischi concreti per la salute pubblica e minano la trasparenza di un settore cruciale per l'economia locale. Il percorso dalla nave al piatto, che dovrebbe essere sempre perfettamente tracciabile, in questi casi presenta delle interruzioni pericolose, delle zone d'ombra in cui il prodotto perde la sua storia e, con essa, ogni certezza per il consumatore.
L'operazione Fish_Net e il bilancio nazionale
L'intera campagna "Fish_Net", concepita per agire a monte e a valle della filiera, dalla cattura in mare fino alla vendita al dettaglio, si è svolta in un periodo sensibile come quello immediatamente precedente le festività natalizie, quando il consumo di pesce tradizionalmente aumenta. Il bilancio complessivo dell'attività, che ha coinvolto numerosi comandi territoriali, è stato riassunto dalle stesse autorità marittime: ventitré sanzioni elevate in tutto il territorio nazionale e oltre duecento chilogrammi di prodotti ittici sequestrati per motivi igienico-sanitari o per carenza di documentazione. Una parte di essi, come visto, proviene dal nord Sardegna, mentre altri sono stati sottratti al commercio in diverse regioni, a testimonianza di uno sforzo investigativo volto a garantire uniformità di tutela su scala nazionale, senza concentrarsi su un singolo bacino di utenza o su una specifica tipologia di illecito.




