Mps, Lovaglio spinge l'alleanza con Generali: puntiamo a 100 miliardi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Luigi Lovaglio non ha dubbi: la partita che Monte dei Paschi di Siena sta giocando non è soltanto una difesa dall'offerta di Intesa Sanpaolo, ma un progetto industriale che punta a ridisegnare il perimetro del gruppo senese.
L'amministratore delegato di Mps, intervenendo mercoledì 23 settembre alla Bank of America Ceo Conference a Londra, ha indicato nella combinazione tra la rete distributiva del Monte e la capacità produttiva di Generali uno dei pilastri della nuova architettura societaria che Siena intende costruire attraverso le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali.
Una partnership che va oltre Banca Generali
L'apertura a un'alleanza più ampia con il Leone è esplicita. «Perché uno dei più importanti operatori non dovrebbe avere una partnership con noi? Noi siamo la banca più antica del mondo, loro sono una delle più potenti compagnie assicurative del Paese», ha dichiarato Lovaglio, ricordando come il ceo di Generali Philippe Donnet avesse già manifestato interesse per lo sviluppo della bancassurance. Per farlo, ha aggiunto, «serve una rete. E non c'è una rete più potente di quella di Montepaschi».
L'operazione su Banca Generali diventerebbe così la porta d'ingresso per una collaborazione industriale che si estende alla bancassurance, al wealth management e all'asset management. Mettendo insieme «una forte rete, il fantastico brand di Generali», la volontà di crescere nella bancassurance e la possibilità di una partnership nell'asset management, si creerebbe secondo l'ad «una prima scelta per la futura cooperazione e per sviluppare il potenziale del nostro business».
Le due offerte e il disegno industriale
È in questo quadro che Lovaglio colloca anche l'offerta su Banco Bpm. La strategia, nella sua sintesi, è lineare: «Bpm aggiunge scala, forza commerciale e una forte distribuzione. Banca Generali accelera lo sviluppo del wealth management». Piazza Meda dovrebbe fornire gran parte delle sinergie e una rete complementare a quella di Siena: «Loro sono forti nel Nord Italia, noi siamo forti nel Centro e nel Sud». Banca Generali, invece, cambierebbe la natura stessa del gruppo: «Banco rende il gruppo più grande, gli dà maggiore scala. Ma con Banca Generali il nostro gruppo sarà diverso».
Le due offerte comunque «possono funzionare individualmente», ha precisato il ceo, «è chiaro che il Banco ci dà la maggior parte delle sinergie» e «rende il gruppo più grande, mentre con Banca Generali il nostro gruppo assumerà una fisionomia diversa, poiché svilupperemo l'attività di gestione patrimoniale in modo più incisivo» e «allo stesso tempo ci offre l'opportunità di avere Generali come azionista e di rafforzare la partnership con il gruppo Generali».
L'obiettivo dichiarato: un campione finanziario italiano
Il traguardo che Siena si prefigge è la creazione di «un campione finanziario italiano» forte nel banking, nel wealth management e nell'advisory, con una dimensione di mercato che secondo Lovaglio può raggiungere i 100 miliardi di valore borsistico, maggiore diversificazione dei ricavi e capacità di competere con i maggiori gruppi continentali. «Credo sia qualcosa di unico, una struttura che può facilmente competere con i migliori player in Europa», ha affermato.
Il ceo respinge per questo la lettura delle due operazioni come una risposta puramente difensiva al riassetto del settore: «Normalmente, con una mossa difensiva si lasciano le cose come sono, si preserva lo status quo. Quello che stiamo facendo è significativamente diverso». La visione è quella di «una piattaforma integrata» che riunisca bancassurance, wealth management, banca commerciale, credito al consumo e advisory. Un disegno che, sostiene Lovaglio, era già alla base dell'operazione su Mediobanca: «In pratica Intesa ci ha obbligato ad accelerare. La visione e la strategia erano già lì e non sono cambiate».
L'assemblea del 29 ottobre e la posizione del Tesoro
Sul versante assembleare, Lovaglio ha esortato gli azionisti a considerare il voto del 29 ottobre non come «un referendum» o un momento in cui «si prende una decisione» tra le diverse offerte, ma come un modo per preservare «l'opzionalità di avere almeno due alternative davanti a loro». «Se si ha una sola offerta è chiaro che è più difficile ottenere il prezzo migliore», ha osservato, chiarendo che il sostegno in assemblea alle offerte di Siena non impedirà di consegnare le azioni all'operazione di Intesa.
Nel pomeriggio è arrivata la conferma della posizione del governo: il Tesoro, che detiene il 4,86% della banca senese, non parteciperà all'assemblea. «Abbiamo detto almeno dieci volte che noi non partecipiamo e seguiremo la decisione del mercato su quello che sarà l'esito. Perché il mercato evidentemente nella sua capacità di discernere premierà quella che sarà l'offerta migliore», ha dichiarato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti a margine del question time. Per Lovaglio il nodo sarà raccogliere una maggioranza qualificata pari ai due terzi dei voti rappresentati in assemblea.
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