Bloccata a Tor Tre Teste la "passeggiata" di Forza Nuova, la Questura: "Finalità non chiare"
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Redazione Interno
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Per la seconda volta in poco più di una settimana, la Questura di Roma ha vietato un’iniziativa di Forza Nuova nel parco Sangalli, l’area verde di Tor Tre Teste teatro, all’inizio del mese, di un grave fatto di cronaca che ha scosso profondamente il quartiere. L’episodio, un’aggressione sessuale ai danni di una diciannovenne da parte di un gruppo di giovani, tre dei quali già arrestati mentre il presunto esecutore materiale è latitante, aveva già portato al diniego di un corteo con slogan radicali fissato per il 5 dicembre. Venerdì, con un provvedimento notificato ai referenti del movimento, è stata impedita anche la cosiddetta “passeggiata per la legalità” che l’organizzazione di estrema destra intendeva tenervi sabato 13.
Il doppio binario della comunicazione e le ambiguità
Le motivazioni del divieto, rese pubbliche dall’autorità di pubblica sicurezza, poggiano su quello che viene definito un carattere "aleatorio" delle finalità dell’evento. La Questura ha rilevato una sostanziale divergenza tra la comunicazione formale, una semplice mail che presentava l’appuntamento come una “passeggiata della sicurezza”, e la campagna di proselitismo veicolata attraverso i canali social del gruppo. La locandina diffusa online, infatti, utilizzava una terminologia che, secondo gli investigatori, lasciava intendere come l’iniziativa potesse in realtà configurarsi come un’attività di reclutamento, finalizzata a raccogliere adesioni al movimento stesso, superando così i limiti di una semplice manifestazione di opinione.
Il precedente del corteo sulla "remigrazione"
Il nuovo stop giunge a breve distanza dal primo provvedimento, quello che aveva bloccato la manifestazione indetta sotto lo slogan “Remigrazione”, programmata pochi giorni dopo la violenza sessuale. Anche in quel caso, le autorità avevano giudicato inammissibile lo svolgimento di un corteo i cui contenuti, esplicitamente xenofobi e potenzialmente incendiari data la tensione nel quartiere, avrebbero potuto minare l’ordine pubblico e la sicurezza, rischiando di trasformare una protesta in un atto di istigazione all’odio. Un elemento, quest’ultimo, che resta sullo sfondo della vicenda più recente, dove l’aspetto formale della comunicazione ambigua ha offerto il presupposto giuridico più immediato per l’intervento del Questore.
Il contesto giudiziario e le indagini in corso
Mentre le iniziative pubbliche dell’estrema destra vengono respinte, procedono senza sosta le indagini della squadra mobile sul caso di violenza che ha originato la mobilitazione. Gli investigatori, che hanno già ottenuto tre arresti, sono alla ricerca del quarto giovane, il tunisino ventenne ritenuto il principale responsabile dell’aggressione. Il lavoro degli inquirenti, che hanno ricostruito la dinamica attraverso le testimonianze e gli elementi raccolti, prosegue su un binario autonomo, distinto dalle proteste e dalle controverse azioni di piazza, puntando a definire completamente il quadro processuale di un reato che ha lasciato un segno profondo nella collettività locale.




