Roma-Atalanta, la notte dello striscione: “La Roma è una cosa seria”
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Redazione Sport
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La trentatreesima giornata di Serie A regala all’Olimpico un big match che profuma di Champions League, un confronto diretto tra la Roma di Gian Piero Gasperini e l’Atalanta di Raffaele Palladino, una partita che, tra l’altro, arriva al termine di una settimana nervosa, segnata da frizioni dialettiche tra lo stesso tecnico giallorosso e il senior advisor Claudio Ranieri. Ed è proprio in questo clima carico di tensione che la Curva Sud ha deciso di prendere la parola, esponendo un telo dal messaggio inequivocabile prima del calcio d’inizio: “Qualsiasi sia il ruolo che uno occupa all’ombra di questo nome, siamo tutti obbligati a garantire romanismo, impegno e valore. L’As Roma è una cosa seria”. Un intervento volto a richiamare tutti – dalla società alla squadra – a un senso di appartenenza che trascende le divergenze personali, con i distinti che hanno fatto eco con una coreografia dedicata alla “Roma immortale”.
La resa dei conti in classifica e le scelte obbligate di formazione
La posta in palio, d’altronde, è pesante e giustifica la tensione: i capitolini occupano il sesto posto con 57 punti, tallonati proprio dalla Dea, ferma a quota 53, mentre il Como, quinto, ha già inanellato un passo falso sul campo del Sassuolo. Per l’occasione, Gasperini, grande ex della sfida e reduce dalle polemiche dei giorni scorsi, ha ritrovato Mancini al centro della difesa, schierando la sua Roma con un solido 3-4-2-1: davanti a Svilar agiscono il trio Mancini, Ndicka e Hermoso, mentre sulle fasce Celik e Rensch sostituiscono l’infortunato Wesley. In mediana la sorpresa è rappresentata da El Aynaoui, affiancato al capitano Cristante, con il compito di impostare e coprire le folate offensive avversarie; il reparto avanzato è affidato alla fantasia di Soulé e alla velocità di El Shaarawy, chiamati a supportare l’olandese Malen, riferimento centrale scelto come unica punta.
L’Atalanda di Palladino e la spinta verso la rimonta
Dall’altra parte, Palladino, che siede sulla panchina nerazzurra, non ha alcuna intenzione di fare la comparsa: la sua Atalanda, a caccia di punti per riaprire una corsa che sembrava compromessa, risponde con un undici competitivo speculare nel modulo. Carnesecchi protegge la porta protetto da Scalvini, Djimsiti e Kolasinac; in mezzo al campo l’esperienza di De Roon e la qualità di Ederson – forse l’uomo più atteso per l’equilibrio – gestiscono i ritmi, mentre sulle fasce Bellanova e Zappacosta garantiscono spinta e profondità. Davanti, la coppia formata da De Ketelaere e Raspadori ha il compito di innescare l’attaccante Krstovic, preferito a Scamacca per cercare di sorprendere la retroguardia romanista in velocità.
Il peso specifico di un ambiente che non concede distrazioni
Lo striscione esposto poco prima delle 20.45 non è passato inosservato nemmeno agli stessi protagonisti: mentre Gasperini osservava dal campo, Ranieri seguiva la scena dalla tribuna, affiancato dalla figlia Claudia e da alcuni dirigenti, in un contesto dove il tifo organizzato ha voluto ribadire un principio di autorità morale. La Curva Sud ha voluto mettere i puntini sulle “i” in una settimana in cui le parole sembravano aver preso il sopravvento, ricordando a tutti che l’identità del club viene prima di qualsiasi altra cosa. Il messaggio è stato recepito con un applauso convinto al momento della lettura delle formazioni, una risposta calorosa che ha accolto soprattutto l’allenatore, avvicinato da una tifosa sotto la curva con un semplice “mister, siamo con lei”. Un supporto che, in una serata così delicata, vale più di qualsiasi tattica studiata a tavolino.




