Venezia 2026, i titoli da non perdere tra concorso, fuori concorso e documentari musicali
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre, si appresta a calare il sipario su un’edizione che, stando al programma diffuso dalla Biennale, appare densa di attese e di nomi destinati a far discutere.
Con il calendario ufficiale delle proiezioni per gli accreditati reso noto già da mercoledì 12 agosto e la biglietteria online attiva dall’11 agosto, la macchina organizzativa si è messa in moto con largo anticipo, segnale di una macchina che, nonostante le complessità logistiche tipiche del periodo, punta a garantire il consueto flusso di spettatori e operatori tra le sale del Palazzo del Cinema e i vari spazi immersivi disseminati lungo il litorale.
I titoli più attesi tra i lungometraggi in Concorso
Tra i titoli che hanno catalizzato l’interesse della vigilia spicca senza dubbio “Wild Horse Nine”, ultima fatica di un regista già noto per il suo sguardo asciutto e potente, capace di mescolare il western classico con una riflessione contemporanea sull’identità e il confine.
La pellicola, che arriva a Venezia in concorso, è stata descritta dai primi osservatori come un’opera di grande impatto visivo, sorretta da una fotografia che sfrutta le ampiezze del paesaggio americano per costruire una tensione psicologica che si riverbera sui personaggi, ognuno dei quali sembra portare con sé il peso di un passato irrisolto.
Non meno rilevante è il ritorno, sempre in concorso, di Gael García Bernal, qui non solo interprete ma anche regista di un progetto che promette di mettere in discussione i canoni della narrazione sentimentale: il film, il cui titolo è ancora avvolto da un alone di riservatezza, verrebbe a rappresentare, secondo le indiscrezioni, un’autobiografia per immagini dell’attore messicano, un percorso attraverso le sue esperienze giovanili e i suoi esordi tra Messico e Hollywood, con uno sguardo particolare alle dinamiche di potere che regolano il mondo della produzione cinematografica indipendente.
Il documentario sugli Oasis e la scommessa di Paolo Strippoli
Ad arricchire il parterre dei titoli da non perdere, il Fuori Concorso ospita un documentario dedicato agli Oasis, la band inglese che ha segnato un’epoca e che, con il suo carico di rivalità fraterne e inni generazionali, continua a esercitare un fascino magnetico sulle nuove leve del rock. Le immagini di repertorio, mixate a materiali inediti girati durante il periodo del celebre Knebworth, dovrebbero restituire l’atmosfera di un decennio, il Novanta, in cui il britpop non era solo musica ma un vero e proprio fenomeno sociale capace di travalicare i confini del Regno Unito.
Ma è soprattutto il nome di Paolo Strippoli, regista italiano già apprezzato per il suo sguardo acuto sulla realtà periferica, a destare curiosità con il suo ultimo lavoro, presentato in anteprima mondiale e accolto con un certo clamore dalla critica nostrana per la scelta di ambientare la vicenda in una comunità agricola del Meridione d’Italia; il regista, che ha dichiarato di essersi ispirato a fatti realmente accaduti per costruire una parabola sulla resilienza e lo sradicamento, sembra aver trovato in questo nuovo progetto la summa della sua poetica visiva, fatta di campi lunghi, silenzi e
Dialoghi essenziali che lasciano ampio spazio all’interpretazione dello spettatore.
La sorpresa Pamela Anderson e le esperienze immersive al Lido
Tra le carte più interessanti del mosaico veneziano spicca anche il film con protagonista Pamela Anderson, attrice e icona pop che, allontanatasi progressivamente dai riflettori di Hollywood, ha scelto di riapparire con un progetto che molti hanno definito “intimo” e “sorprendente” per la sua scelta di mettere in scena una versione inedita di sé stessa, quasi un autoritratto in cui il corpo e il volto non vengono più usati come meri strumenti di seduzione ma come superficie su cui il tempo ha inciso le proprie tracce: un’operazione che, se condotta con la giusta sensibilità, potrebbe rivelarsi
Uno dei momenti più alti della rassegna, capace di ribaltare le aspettative del pubblico più distratto.
Parallelamente alle proiezioni, l’area Venice Immersive, che da alcune edizioni rappresenta un laboratorio permanente di sperimentazione, offrirà al pubblico l’opportunità di esplorare narrazioni in realtà virtuale e aumentata, con un calendario di prenotazioni che, come da comunicato ufficiale, sarà scaglionato a partire dal 27 agosto per le diverse tipologie di accredito (Rossi, Blu, Verdi), con orari specifici che consentiranno agli spettatori di organizzare la propria esperienza senza dover rinunciare ai film più attesi.
Il programma delle proiezioni pubbliche e le tempistiche di prenotazione
Per quanto riguarda la logistica, la Biennale ha predisposto un sistema di prenotazione articolato: già dall’11 agosto, come detto, è attiva la biglietteria online sulla piattaforma Vivaticket, mentre il programma completo delle proiezioni in vendita per il pubblico è stato diffuso in concomitanza con l’apertura delle vendite. Gli spettatori che vorranno assicurarsi un posto tra le 40.000 presenze stimate per le proiezioni di punta dovranno tenere conto delle finestre temporali riservate agli accreditati: il 27 agosto si apriranno le prenotazioni per i giorni dal 2 al 4 settembre, il 29 per quelli dal 5 al 7 e il 31 per l’ultima tornata dall’8 al 10, mentre il 4 settembre, alle ore 6, sarà la volta di tutti gli accreditati, un orario decisamente insolito che testimonia la volontà di gestire al meglio la mole di richieste.
La scelta di limitare la vendita dei biglietti esclusivamente al canale online, con il vincolo del “fino a esaurimento posti”, rappresenta una conferma della strategia digitale intrapresa dalla Biennale, che mira a evitare code e assembramenti pur mantenendo alto il tasso di partecipazione.
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